Le due tartarughe

Testo di: Federica Semprini

C’erano una volta, su un’isoletta del Pacifico, due tartarughe: una era di terra e viveva tra le sterpaglie, mentre l’altra era marina e abitava nell’oceano. Erano cresciute come sorelle, sin da quando i loro genitori si erano conosciuti e – cosa piuttosto strana per una tartaruga di terra ed una d’acqua – si erano innamorati perdutamente l’uno dell’altra.

Le due piccole tartarughe, però, non si capivano e litigavano tutti i giorni.
“Come fai a stare in acqua tutto il giorno? Mi tremano le zampe soltanto a pensarci”.
“Ma cosa vuoi capire tu? Tu non sai nuotare, non hai mai esplorato l’oceano. Tu vivi in mezzo alla polvere e alle sterpaglie e dormi nascosta nel fango”.
“Comunque non ho colpe, sia chiaro: è mio padre che non mi ha mai insegnato a nuotare. Ma vogliamo parlare di te? Non hai mai messo pinna su questa spiaggia, eppure ne saresti ben capace”.
“Sulla spiaggia? Spero che tu stia scherzando: è piene di sporcizia. Preferisco l’acqua limpida”.

Un giorno, la tartaruga di terra, esasperata da questi litigi, disse alla sorella: “Mi sono stancata di discutere con te: ti mostrerò che non ho paura di nuotare. Oceano… arrivo!”
Prese la rincorsa per tuffarsi mentre sua sorella, che non si sarebbe mai aspettata un gesto del genere, scoppiò a ridere così forte che per poco non affogò.
“Ridi, ridi. Ma ride bene chi ride ultimo”.
La tartaruga corse verso il mare più veloce che poté ma – si sa – le tartarughe non sono dei fulmini: quando arrivò al bagnasciuga, era già calata la notte e sua sorella si era addormentata, cullata tra le onde.

L’animale entrò in acqua senza esitazione.
“Io non ho paura dell’acqua!” si ripeté, mentre le zampe affondavano tra le onde.
“Non ho paura di nuotare” si ripeté, mentre l’acqua copriva il suo guscio.
Sentì l’acqua entrarle in bocca, mentre annaspava con le zampine. Sempre più spaventata, la tartaruga provò a svegliare sua sorella: “Aiuto! Non respiro! Aiutami!”
Tutt’intorno era buio e sua sorella continuava a dormire.
“Sto affogando…”
Cercò di rimanere a galla, ma sentì l’acqua, fredda e scura, dappertutto. Poi, qualcosa la sollevò dolcemente e finalmente fece un grosso respiro fuori dall’acqua. Qualcuno l’aveva salvata, ma chi?
Senza forze, terrorizzata e infreddolita sentì la voce di sua sorella che strillava: “Sorellina! Stai bene? Sei impazzita? Cosa volevi fare? Mi sono spaventata da morire”.

Le due tartarughe, esauste, si abbracciarono con le loro zampine rugose e si addormentarono abbracciate, sulla spiaggia. Il giorno dopo si svegliarono; senza dire una parola, si guardarono negli occhi e scoppiarono a piangere “Sorellina mia ho avuto tanta paura di perderti, non voglio più litigare con te!” e l’altra tartaruga disse la stessa cosa e aggiunse “Sono stata così sciocca, non avrei dovuto tuffarmi di notte, ma volevo dimostrarti a tutti i costi che non valevo meno di te”.

In quell’istante arrivarono anche i loro genitori; le giovani tartarughe raccontarono tutto a mamma e papà, aspettandosi una bella strigliata.
“Non accadrà più, ve lo promettiamo. Questa volta abbiamo capito la lezione: non bisticceremo più. Impareremo ad accettare la diversità, ci impegniamo a convivere nonostante una ami il mare e l’altra la terra, ci impegniamo a rispettarci, e a non avere paura di ciò che è diverso da noi, e non cercheremo più di convincere nessuno che la nostra vita è migliore, ve lo promettiamo”.

Mamma e papà le strinsero forte e dissero solo: “Brave bambine. Non occorre promettere: siete straordinarie e noi siamo fieri di voi”.
Da allora vissero più felici e più contente sulla loro isola.