La scuola ha il diritto di imporre le sue regole?

In una recente intervista sul Corriere del Mezzogiorno (che potete leggere qui), la dott. sa Cassibba, ordinaria di Psicologia dello Sviluppo dell’Università Aldo Moro di Bari, ci parla della crisi della scuola con una sfumatura diversa dal solito. Questa volta non trovano spazio i docenti incompetenti né le nuove tecnologie, mentre al centro c’è il modo di intendere la scuola da parte dei genitori.

Per molti confrontarsi con la scuola equivale ad avere un rapporto con una qualsiasi impresa che offre un servizio.,,
…Porta un padre e una madre a convincersi di avere il diritto di interferire se quello che viene inteso come un servizio non corrisponde ai propri desideri: è come se un cliente si lamentasse di un prodotto. 

Corriere del Mezzogiorno (Corriere della Sera), 18 novembre 2017 

La professoressa sostiene che la crisi dell’istituzione scolastica sia insita nella svolta “aziendalista” degli istituti: gestiti da presidi manager, a caccia di iscritti e di bandi, le scuole finiscono così per dimenticare i propri valori. Ma soprattutto, questi valori smettono di essere percepiti dall’esterno, dalle famiglie.

A farne le spese, secondo l’esperta, sono proprio i ragazzi: protetti dalle proprie famiglie, gli si nega la possibilità di confrontarsi (e anche scontrarsi) con l’istituzione scolastica. I docenti, delegittimati e demotivati, sono impotenti e il loro ruolo educativo si sgretola. Ma a pagare, sono soprattutto gli studenti, che crescono disagiati e incapaci di affrontare la vita.

Tra le soluzioni proposte, c’è il ritorno a una condivisione dei valori fondamentali tra scuola e famiglia; tema sul quale anche noi ci siamo espressi più volte in passato.

LA SCUOLA HA IL DIRITTO DI FAR VALERE LE SUE REGOLE?

Ci sono regole sulle quali c’è poco da dire: di fronte ad un ragazzo che ne offende un altro, l’insegnante dovrebbe aver piena facoltà di insegnare l’educazione e il rispetto (al ragazzo e alla sua famiglia, vien da dire). Su questo punto, probabilmente, la maggior parte di noi è d’accordo. In questo caso, la contestazione dovrebbe essere non solo ignorata, ma anche stigmatizzata dai media e dall’intera istituzione scolastica. Una famiglia che si permette di minacciare un docente per una nota sul diario a seguito di un alterco non deve trovare spazio. Parafrasando il titolo di un recente libro del dott. Burioni, potremmo dire che “la scuola non è – e non deve essere – democratica” se a rischio ci sono il rispetto e la buona educazione. Ed è altrettanto giusto che l’insegnante sia libero di determinare la misura del rimprovero o della punizione.

Questa però è solo una parte del problema (se fosse tutto qui si potrebbe risolvere facilmente): le famiglie valutano e giudicano anche la metodologia didattica, l’inclusione, il clima della classe. Gesti d’attenzione che tuttavia rischiano di diventare armi a doppio taglio. La domanda, con cui si chiude questa breve riflessione è: la scuola ha il diritto di far valere le sue regole? Dobbiamo sostenere una scuola in cui l’insegnante costruisca il suo corso di studi senza che le famiglie possano interferire? Qual è il limite dei diritti che un genitore può chiedere di far valere?

La discussione, naturalmente, è aperta e tutt’altro che semplice!

a cura di Matteo Princivalle