L’economia secondo i bambini

Già prima di andare a scuola i bambini sono a contatto col mondo del denaro e dell’economia: sanno che i genitori escono per andare a lavorare, che molte cose si comprano e osservano il mondo circostante.



La banca regala i soldi a chi ha bisogno

Tuttavia, è una loro bizzarra convinzione che procurarsi il denaro non sia affatto un problema: banche e negozi provvedono a dare soldi e a far sì che nessuno resti al verde. Secondo il bambino le persone lavorano unicamente per servire gli altri e per passione. Non interpretano dunque il lavoro in termini di compenso economico, ma bensì secondo una loro psicologia ingenua.

Con i bimbi nei primi anni di vita non è necessario parlare di economia, ma difficilmente comprenderanno il significato della paghetta; per cui potete fare a meno. Non ci sono studi o esperimenti sull’insegnamento dell’economia nei primi anni di vita, secondo noi è più importante trasmettere i valori dell’etica, che si integreranno più avanti con quelli economici.

NOTA: l’interpretazione dei bambini, per quanto ingenua, corrisponde, secondo me – quindi uscendo dai canoni scientifici – ad un interiore concezione di benessere; si lavora perché è un’attività che ci interessa, dunque ci fa stare bene. Questa potrebbe essere una prova della vocazione alla felicità del bambino, nonché un indirizzo per tutti quegli adulti che, giunti ad un certo punto della propria vita, si trovino a non saper bene cosa vogliono!

Lavorando si guadagna!

Solo negli anni della scuola elementare si forma una teoria economica, basata sulla comprensione del funzionamento del denaro, resa possibile dalle conoscenze aritmetiche acquisite. Presto l’idea che il denaro sia prestato ed elargito viene sostituita dal concetto di guadagno: i soldi vanno guadagnati, attraverso il lavoro. In questa fase i bambini chiederanno la “paghetta”, offrendo come corrispettivo piccoli favori all’interno della casa. Tuttavia, i bambini pensano che questo denaro sia dato da un capo, la persona per cui i genitori, le maestre, i parenti lavorano.

Fino ai 7 anni l’idea è quella che le banche producano il denaro e che i negozianti fabbrichino i beni che vendono. Solo in seguito si passa a nominare fabbriche ed attività produttive. Per tutta la durata della scuola elementare i bambini pensano che i negozianti vendano a prezzo di costo, senza considerare i passaggi commerciali che queste affrontano. Le nozioni di “guadagno“, “spesa” e “ricavo” non sono padroneggiate sul piano intellettivo, ma possono essere ricavate da semplici esempi pratici. Il bambino, a 9 anni, è convinto che l’imprenditore paghi gli operai con soldi che aveva da parte, o che ha ricevuto da parenti o enti (questo funziona, forse, solo in Italia!!!).

A quest’età è possibile insegnare i rudimenti dell’economia, dalla gestione di un piccolo portafogli a piccole lezioni sulla gestione di questo denaro. La plasticità cerebrale e la grande curiosità del bambino lo porteranno ad approfondire in autonomia il tema. E’ importantissimo parlare ai bimbi di economia etica, della differenza tra lavori onesti e disonesti, tra guadagno e furto. In questo modo eviteremo incidenti imbarazzanti ma soprattutto aiuteremo lo sviluppo di una personalità spinta dall’etica e dal rispetto.

Illustri economisti

In assenza di un esplicito insegnamento, fino ai 15-16 anni i bambini non collegano in rete il funzionamento dell’economia, ovvero il prestito che la banca fa all’imprenditore, con il quale egli produce beni e paga dipendenti che a loro volta consumano beni. A quest’età si consolida il concetto di interesse, attivo e passivo. 

Negli anni del liceo i discorsi sull’economia possono farsi via via articolati. Al principio di educazione si sostituisce infatti quello di confronto.

I consigli di Portale Bambini

Queste linee di sviluppo potrebbero essere un ottimo suggerimento sugli argomenti da affrontare alle varie età dello sviluppo; tuttavia, pochi libri di testo le prendono in considerazione, proponendo così nozioni che risultano astratte, in quanto il bambino non afferra il fondamento aritmetico alla base.

La gestione dell’economia in famiglia, così come la pratica di piccoli banchetti di vendita (chi non ha provato a vendere i giocattoli usati almeno una volta da bambino?) favoriscono la presa di coscienza da parte del bambino del mondo economico, risultando allo stesso tempo attività motivanti e di crescita.

Tuttavia, senza far moralismo, accanto agli aspetti tecnici, contabili ed aritmetici sarebbe forse il caso di insegnare qualche principio di etica dell’economia: fino a che punto il guadagno è lecito? In che quantità? A scapito degli altri? Altrimenti, al bambino ingenuo che pensa che i soldi crescano sull’albero dei soldini si sostituirà un bambino spietato, che pensa di poter guadagnare a scapito degli altri.



Questo articolo riprende studi scientifici e ricerche tratti da: Berti, Bombi, Corso di Psicologia dello Sviluppo, Il Mulino, 2005, con l’intento di fornire informazioni e approfondimenti sull’infanzia e sullo sviluppo dei bambini. Benché vi siano autori e teorie in disaccordo con quanto proposto, numerosi dati empirici supportano la veridicità di quanto affermato. 

A cura di Matteo Princivalle