L’EDUCAZIONE DEVE VALORIZZARE IL TALENTO MA SENZA RINUNCIARE AI SAPERI COMUNI

La pedagogia dei talenti è una prospettiva educativa molto interessante, che ottiene ampio consenso in un panorama educativo basato sulla standardizzazione e sugli obiettivi uguali per tutti. Eppure, anche la personalizzazione della didattica (ovvero la didattica basata non su un programma comune ma sugli interessi e sui talenti individuali) ha dei limiti, che meritano di essere conosciuti.

Il limite della personalizzazione e della pedagogia dei talenti: immagina un ragazzo che abbia una predisposizione innata per il disegno e che sia cresciuto in un ambiente molto povero dal punto di vista linguistico (genitori che non leggono, assenza di libri in casa, scarsi contatti con la lettura e con la letteratura). Un educatore che si basa esclusivamente sul paradigma della personalizzazione sarebbe portato a concludere che l’unica strada per quel ragazzo siano le arti figurative: disegno e pittura. In questo modo, però, gli si negherebbero moltissime opportunità, prima fra tutte quella di apprendere la lingua. Una cultura ricca e poliedrica è necessaria tanto a un artista quanto a un letterato: l’arte, come la cultura, è fatta di contaminazione.

Naturalmente, anche una pedagogia basata sul raggiungimento di obiettivi minimi ha i suoi limiti, primo tra tutti quello di non mettere in luce e di non potenziare in modo omogeneo le potenzialità individuali. Però, l’esempio mostrato qui sopra aiuta a comprendere come gli obiettivi comuni e la standardizzazione non siano un nemico da debellare. Al contrario, se integrati in un percorso di insegnamento/apprendimento condotto con sensibilità e intelligenza, possono aiutare i talenti individuali a sbocciare.

Personalizzazione e individualizzazione (*la didattica basata sul raggiungimento di obiettivi minimi viene definita dalla teoria pedagogico-didattica come “individualizzazione”) sono le due facce di una stessa medaglia: l’educazione. La prima è divergente, ovvero assume una direzione diversa per ciascuno  di noi. La seconda è convergente: ci porta tutti verso lo stesso insieme di conoscenze, la cultura. È compito della scuola e degli insegnanti trovare il giusto bilanciamento tra queste esigenze, ma dobbiamo prestare una grande attenzione a non demonizzare l’individualizzazione