L’educazione emotiva

Buongiorno a tutti, Amici della Scuola di Bambinologia e benvenuti alla seconda lezione del corso Educazione Positiva in classe: i pilastri del benessere. In questa terza lezione affronteremo il tema dell’educazione emotiva, dei principi neuroscientifici che dovrebbero guidarla e di come portarli in classe, attraverso tre laboratori esperienziali.

EDUCAZIONE EMOTIVA

Uno dei tre scopi dell’educazione è l’educazione affettiva (o educazione emotiva); lo scopo di questa forma educativa è promuovere il benessere emotivo e la vitalità. Quando educhiamo alle emozioni, dobbiamo prestare una grande attenzione all’orizzonte educativo: spesso rischiamo di perderci nel labirinto delle abilità emozionali e delle nozioni emozionali, che possono affascinare, ma che non sono il fine ultimo dell’intervento educativo affettivo. Infatti, non ci interessa che i bambini conoscano tutte le dieci emozioni positive; l’obiettivo è metterli in condizione di sperimentare un autentico benessere emotivo.

Per riuscirci, è utile costruire degli abiti emotivi. Cosa intendiamo con il termine “abiti emotivi”? Gli studi nel campo delle neuroscienze hanno rilevato la natura fulminea e transitoria delle emozioni. Un’emozione si attiva nel cervello in una frazione di secondo (è infinitamente più veloce del pensiero razionale) e dura pochi secondi, o al più qualche minuto. Si tratta di un meccanismo che è impossibile imbrigliare in un ragionamento logico-razionale. Non possiamo decidere quali emozioni provare e quali sopprimere. Al contrario, possiamo coltivare un atteggiamento riflessivo: possiamo scegliere di focalizzarci su alcune emozioni nei nostri ricordi, possiamo scegliere di rielaborarle e di moderarle. Attraverso questo processo riflessivo, le emozioni diventano sentimenti: i loro contorni si sfumano e la loro natura effimera ed incontrollabile matura nella botte del ragionamento. E’ questo processo a generare il benessere. Questo processo non ha bisogno di uno spazio a sé. A scuola, l’educazione affettiva è una direzione collaterale, non formale, ma non per questo meno importante. Imparando a conoscere la natura delle emozioni e dell’educazione emotiva, possiamo mettere a punto dei micro-momenti di educazione emotiva che, senza impattare sulla programmazione didattica, siano in grado di offrire una risposta efficace al bisogno di educazione affettiva.

APPROFONDIMENTO: Pensiero positivo. Cos’è secondo la scienza? 

DARE SPAZIO ALLE EMOZIONI POSITIVE

LA TEORIA

Tutti noi proviamo emozioni positive e negative; le prime sono più frequenti, eppure ricordiamo più spesso e in modo più vivido le emozioni negative (questo ci porta ai pensieri catastrofici e a rimuginare sui nostri errori/rimpianti). E’ così per tutte e tutti, a causa di un meccanismo della mente, il bias della negatività. Si tratta di un’eredità preistorica: per i nostri antenati, ricordare continuamente i pericoli potenziali, li metteva in condizione di fuggire o difendersi con prontezza. Il nostro mondo, tuttavia, è molto diverso: il bias della negatività, nella maggior parte dei casi, non fa altro che diminuire il nostro benessere. Possiamo rimediare, scegliendo in modo consapevole di dare la priorità alle emozioni positive. Si tratta di una strada che la psicologia positiva ha indagato a fondo e che viene applicata nella maggior parte dei programmi di educazione positiva.
Gli studi in ambito neuroscientifico hanno scoperto che le emozioni positive innescano un processo a spirale: quando proviamo un’emozione positiva la nostra mente sperimenta un senso di apertura, che ci spinge ad imparare e acquisire nuove competenze. Il frutto dell’apprendimento, a sua volta genera nuove emozioni positive e il ciclo si ripete. Scegliere di focalizzarsi sulle emozioni positive significa porre le basi per riuscire a sperimentare questa spirale.

APPROFONDIMENTO: La spirale delle emozioni positive

I LABORATORI ESPERIENZIALI

Il primo laboratorio che vi suggeriamo unisce scrittura creativa e emozioni. Chiederemo ai bambini – ma è utile farlo anche per noi adulti – di focalizzarsi ogni giorno su uno, due o tre momenti passati in cui abbiamo sperimentato un’emozione positiva. Si può provare in classe: l’attività richiederà pochi minuti (approssimativamente 5): è sufficiente chiedere ai bambini di descrivere un momento del giorno prima in cui si sono sentiti bene, provando a dare un nome a quell’emozione e a descrivere cosa la ha scatenata. L’obiettivo non è “vivisezionare” le emozioni, ma insegnare ai bambini la pratica del ricordo consapevole e selettivo: “scegliamo” di pensare alle emozioni positive, perché questa semplice scelta educativa ci permetterà di vivere meglio.
Il secondo laboratorio serve per ottenere una “traccia” del proprio stato emotivo. Dovremo impegnarci ogni giorno a descriverci attraverso dieci emozioni. Anche in questo caso, si può chiedere ai bambini di scrivere su un foglio o su un taccuino queste dieci emozioni e poi riflettere insieme, magari in un momento di circle time. Questo laboratorio esperienziale, che trae le mosse dal Positivity ratio test (di cui è un adattamento informale e non scientifico), rappresenta un momento di riflessione significativa, per abituarci a rivivere le emozioni. Il terzo laboratorio, invece, lo abbiamo proposto nel corso del nostro workshop sulle emozioni positive e consiste nella costruzione di un portfolio delle emozioni. Per un’analisi approfondita del laboratorio esperienziale e del suo funzionamento vi invitiamo a leggere l’articolo sul portfolio delle emozioni. Anche in questo caso, l’attenzione non si focalizza sul “riconoscimento” di un’emozione, ma sull’esercizio consapevole del ricordo e del proprio pensiero per riviverla e conservarla nella memoria.

APPROFONDIMENTO: Le emozioni positive. Micro-momenti e risonanza positiva. Workshop