Perciò gli uomini si immergono nelle passioni e, una volta che ne hanno fatto un’abitudine, non possono più farne a meno; e sono veramente infelici, poiché giungono a sentire come necessarie le cose prima superflue. Non godono dei piaceri, ma ne rimangono schiavi e, quella che è la peggiore disgrazia, amano anche il proprio male. Si raggiunge il colmo dell’infelicità quando le cose turpi non solo sono gradite, ma procurano un intimo compiacimento; e non c’è rimedio quando quelli che erano sentiti come vizi diventano abitudine quotidiana“.

Seneca, Lettere a Lucilio

Prova a rispondere a questa domanda: quanto tempo hai impiegato a leggere questo brano? Un minuto? Due? L’abitudine di calcolare il tempo di lettura degli articoli è sempre più in voga sul web: del resto i lettori si stancano in fretta; perfino le parole diventano una merce da scambiare in modo vantaggioso per chi le scrive.

Adesso prova a rispondere ad una seconda domanda: quanto tempo hai impiegato a comprendere le parole di Seneca? La verità è che non basta leggere e non basta scrivere. Perché le parole che entrano nella nostra mente possano trovare un terreno fertile e possano germogliare è necessario comprendere. E la comprensione, purtroppo – o per fortuna – richiede tempo, proprio come i semi.

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