Il libro senza parole

IL LIBRO SENZA PAROLE

di Alessia de Falco

C’era una volta un libro molto speciale. Le sue pagine erano tutte bianche, senza parole o disegni colorati, come invece succedeva agli altri volumi che gli facevano compagnia nello studio. Si sentiva un po’ insolito e passava le giornate in disparte su una mensola, con la copertina di pelle impolverata. Chi cercava qualcosa da leggere non lo prendeva in considerazione, dato che non poteva raccontare una storia.
Capitava così che, tra i libri ben ordinati dello studio, ne veniva sempre preferito un altro: più colorato, più interessante, più … scritto.

Il libro si crucciava di questa situazione, invidiando i suoi amici che accompagnavano gli abitanti della casa con avventure o novelle romantiche. Cavalieri, fate, maghi e streghe popolavano quelle storie, mentre lui poteva solo stare zitto ad ascoltare. Non capiva come mai gli fosse capitata una sorte così ingiusta.

Si sforzava in tutti i modi per cambiare quel triste destino, inventando incantesimi e formule magiche per far apparire le parole. Ma le pagine restavano sempre candide come la neve. E così un giorno particolarmente grigio, preso da una disperazione inconsolabile, decise di porre fine alla sua vita lanciandosi dalla mensola al pavimento. Un, due, tre e  … puff: dopo un volo che gli sembrò infinito si ritrovò in terra. A parte qualche piccolo dolore, stava bene, poiché era atterrato sul tappeto che per fortuna aveva attutito il colpo. Fu in quel momento che la sua vita cambiò per sempre: all’improvviso, la porta dello studio si spalancò e fece capolino la testa riccioluta di un bimbo, il figlio dei proprietari di quella grande casa. Si aggirava incuriosito nella stanza, solitamente a lui preclusa, perché il suo papà ci lavorava. Ovviamente, il libro sul pavimento, aperto e tutto bianco, destò la sua attenzione. Perché non c’erano le parole? Forse serviva che qualcuno le scrivesse? E fu così che il piccolo aspirante scrittore prese la penna e iniziò il suo racconto. Lasciando libera la fantasia, nascevano immagini e pensieri che via via andavano a popolare le pagine e a rendere sempre più felice il libro, che finalmente poteva raccontare una storia, come tutti i suoi amici della libreria.

Il bimbo disegnò e scrisse per ore. Mancava solo il titolo: “Il diario della felicità”, decise, prima di posare la penna sulla scrivania, soddisfatto della sua opera. Chiaramente, era quello che il bambino immaginava fosse la felicità: navigare con una barca in mezzo al mare, abbracciare mamma e un papà, giocare con gli amici, imparare cose nuove, leggere e disegnare.

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E poi ancora un sole giallo e qualche arcobaleno dopo la pioggia, un abbraccio per far pace, la gioia di sbagliare e riprovare.

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E poi ancora un sole giallo

 

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e qualche arcobaleno dopo la pioggia, un abbraccio per far pace, la gioia di sbagliare e riprovare.

 

Senza dimenticarsi, ma questo lo aggiungiamo noi, di restare bambini e di non smettere mai di sognare cose belle. Il piccolo scrittore non lo poteva sapere, ma noi sì. Credendoci tanto, ma proprio tanto, i sogni si avverano.

Persino i libri lo sanno.

 

Questa storia è stata “illustrata” da Silvia Logi, artista fiorentina che ci ha concesso i suoi lavori. A lei va un sentito ringraziamento, per l’impegno profuso nel diffondere l’arte a grandi e bambini. Se volete scoprire altre sue opere, visitate il sito ufficiale Silvia Logi Artworks