Essere genitori è sempre più difficile. Il sistema di welfare italiano non è certo incoraggiante e pesano le difficoltà economiche, ma ci sono anche tanti problemi di natura diversa. Alcuni di questi, dipendono dal modo in cui viviamo la nostra condizione di genitori. Manageritalia, ad esempio, affronta il tema della conciliazione mentale, fondamentale per evitare i sensi di colpa (primo, grande problema di tante mamme e tanti papà):

Due sono gli assunti di base dai quali partire per iniziare a costruire non tanto una impossibile «conciliazione perfetta», ma – parafrasando le parole di un noto psicologo, che la applicava alle madri – una «conciliazione sufficientemente buona». Il primo è che non esiste possibilità di una buona conciliazione concreta, logistica e operativa (che definiamo esterna: verso l’azienda, la società, gli altri attori presenti nel sistema) se non c’è stata a monte una profonda e serena conciliazione interna. Figli e lavoro, asili e carriera, tate e nonni stanno insieme nella realtà se prima possiamo tenerli insieme nella nostra idea di realtà, nel nostro immaginario e nella nostra alchimia personale. Ci si può avvalere delle migliori strategie di delega, di un’organizzazione minuziosa e puntale delle giornate delle mamme e dei loro bambini, ma se non c’è stata prima una legittimazione dei desideri delle donne nel loro nuovo ruolo di madri e professioniste, per loro e per i loro figli, anche la miglior orchestrazione poggerà su fondamenta poco stabili, che vacilleranno inesorabilmente sotto il peso di mille sensi di colpa all’affacciarsi delle prime, normali problematicità.
La premessa per una conciliazione sufficientemente buona non consiste nel cercare di creare più ore all’interno di una giornata, ma nel domandarsi cosa veramente si vuole nella vita. Il secondo punto discende direttamente dal primo. Nessuno meglio di noi può dire quale debba essere il nostro personale work-life balance. Come sostiene Melissa Heisler «il work-life balance non è una formula universale ma un modello individuale per ciascuno di noi“.

Capire che genitore vuoi essere non è semplice, ma è necessario: nessuna scelta, se non viene fatta col cuore e con la testa, può renderti felice. Ricorda sempre che non esistono buoni genitori e cattivi genitori e che ciascuno dà il meglio di sé. Non esistono scelte buone o cattive a priori e non è detto che rimanere a casa con i propri figli 24 ore su 24 sia la scelta migliore (a questo proposito vale la pena leggere le parole di Massimo Recalcati sul ruolo della madre). Può essere una buona scelta per alcune madri e per alcuni padri; può essere una scelta deleteria per altre/i.
L’importante è scegliere con coraggio e, soprattutto, crederci.

FONTI

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