Perché hai alzato le mani? “Non lo so”.

Imparare a criticare: come aiutare i bambini a imparare dai loro errori

Un bambino inizia una rissa con i compagni di banco. Separato dalla maestra/genitore di turno, gli chiediamo:

Perché hai alzato le mani sui tuoi compagni?

Risposta classica: “Non lo so“.

Vi è mai capitata una situazione de genere? Spesso i bambini combinano qualche guaio o compiono azioni sbagliate e poi, quando interrogati, rispondono così.

Strano? Niente affatto, succede da sempre. Si tratta di un problema di empatia e di comunicazione, ovvero: noi e i bambini ci capiamo poco.

Perché non ci dicono le loro ragioni

Per i bambini l’approvazione dei genitori è decisamente importante: li aiuta a crescere forti e sicuri di sé. Se li interrogate in modo troppo perentorio capiranno subito che non siete d’accordo con loro. E quindi, per evitare di essere criticati, nasconderanno le loro ragioni. Non solo: di colpo, quelle che prima erano valide ragioni, perderanno ogni significato, lasciando il bambino nella confusione.

C’è anche il caso che davvero non sappiano bene quello che è successo: le emozioni sono un turbine di energia e capita che sfuggano al controllo. Ovviamente si possono allenare, lavorando sull’autocontrollo (potete ispirarvi al gioco del barattolo dei capricci) e sull’empatia.

In questo caso la risposta “non lo so” nasce dalla scarsa empatia da parte del bambino, perché è ancora immaturo e non ha gli strumenti per mettersi dalla parte del genitore. Quindi tocca ai grandi rimediare; vediamo come.

L’esercizio del genitore empatico: comunicare con i propri figli quando sono alterati

Per prima cosa: evitiamo la domanda “perché l’hai fatto?”. Siamo stati tutti bambini e non è difficile immaginare la ragione: è mancato l’autocontrollo. Dobbiamo utilizzare una piccola bugia, a fin di bene: mettersi nei panni del bambino e comunicare alla pari,

Se ci interessa scoprire la provocazione che ha portato a tanto, meglio mettersi dalla parte del bambino. Volete capire come è nata la rissa con Pinuccio? Fategli capire che non lo ritenete del tutto colpevole “Quel mascalzone di Pinuccio! E cosa ti ha fatto per farti arrabbiare tanto?” Così, invece di mettere un muro tra adulto e bambino lo si convince a parlare e a confidarsi.

Ma così giustificate i bambini! Assolutamente no: si apre un canale di comunicazione. Un bambino in preda alla rabbia o alla tristezza (o a tutt’e due come capita più spesso) non è in grado di recepire il messaggio. E’ come parlare ad un muro! Ci sono poi i casi in cui un genitore deve intervenire, ovvero tutte le situazioni che altrimenti risulterebbero tragiche; ma sono una piccola parte.

Una volta che la rabbia (di entrambi, grande e bambino) sarà sbollita, potrete discutere con lui e aiutarlo a capire che la sua scelta è stata quella sbagliata: l’alternativa è l’autocontrollo! Potremo spiegarglielo

1) con l’esempio

2) con una storia

3) con un gioco

4) semplicemente parlando

 Imparare a comunicare in modo efficace con i bambini è un passo fondamentale per diventare dei veri genitori coach, ma non solo: è una dote che ci aiuterà non poco nella vita.

#PROVIAMOCI!

liberamente tratto da B. Bettelheim, Un genitore quasi perfetto (un libro molto bello ma non troppo scorrevole), Feltrinelli