Lo Spazzacamino e l’Omino Che Contava

Lo Spazzacamino e l’Omino Che Contava

Testo di: Marco Caroccia

C’era una volta uno Spazzacamino: andava felice nelle case di tutti gli abitanti della città e faceva con cura il suo lavoro! Chi lo chiamava di qua, chi lo chiamava di la! E lui correva senza sosta da tutti con il suo naso nero di polvere, i capelli coperti di fuliggine e il suo fedele bastone.

Un giorno fu chiamato in una casa molto ricca: una casa in cui non era mai stato. Appena arrivato fu accolto da un maggiordomo in tenuta elegantissima, con decine di domestici che si affaccendavano correndo di qua e di la.

“Prego da questa parte” faceva strada il maggiordomo “per di qua si va al camino della stanza padronale, poi c’è il camino nella camera della signora e poi quello nel salotto, e quello nella stanza della tata…” e mentre snocciolava tutte le innumerevoli stanze in cui c’era un camino da pulire, lo Spazzacamino si sentiva girar la testa per tutte le ricchezze, gli ori e i drappi eleganti che vedeva in quella casa.

“Non ho mai visto tante ricchezze tutte insieme” pensava, “devono essere dei gran bei signori quelli che abitano qua! Chissà se mai i miei figli o i figli dei miei figli saranno così fortunati da diventar tanto ricchi. Io no, ormai son troppo vecchio, ma forse loro…”.
Sopraffatto da questi pensieri, aveva perso completamente il filo delle stanze da ripulire.

“Ma mi sta ascoltando?!” esortò il maggiordomo.
“Ehm ma certo, certo il camino del padrone eh ehm ecco”
“Da questa parte!” interruppe bruscamente il maggiordomo con un’aria di superiorità, “prego cominci da
qui”.
Lo Spazzacamino entrò e c’era un signore ben vestito alla scrivania. Era un buffo ometto che, scrivendo su dei fogli di carta sparsi su tutto il tavolo, si dimenava come un matto. Non sembrava molto felice.
“Sette soldini qui, poi quelli li sposto là ma.. nono ecco così non torna nulla” e si affannava sudato a scrivere.
“Buongiorno signore”, disse con entusiasmo lo Spazzacamino. Ma quello nemmeno lo sentì.
“Buongiorno” ripete con enfasi lo Spazzacamino. Nulla, l’Omino Che Contava, sembrava tutto preso a far quelle strane attività sulla carta.
“Bah, vorrà dire che per lui non è un buon giorno” si disse lo Spazzacamino, e cominciò a lavorare di buona lena al caminetto della stanza. Per tutto il tempo l’Omino Che Contava continuava a fare i conti come se niente fosse. Quando ebbe finito lo Spazzacamino esortò:
“Allora io vado eh, ci sono così tante stanze che mi aspettano” e si avviò alla porta mentre l’Omino Che Contava continuava a ignorarlo.
“Non si scomodi ad accompagnarmi eh”, lo prendeva in giro lo Spazzacamino.

Ed uscì. Poi toccò alla stanza della signora. Anche lei non sembrava tanto felice. Stava seduta su un’elegante poltrona a cucire.
“Buongiorno” esortò lo Spazzacamino entrando.
“Giorno si, tanto buono non lo so” disse la signora.
“Toh! Almeno questa parla” disse fra se lo Spazzacamino.
“Che cosa le è successo signora?” chiese lo Spazzacamino.
“Quello che succede tutti i giorni: mio marito mi ignora, sta tutto il giorno nella sua stanza a contare.
Conta tantissimo mio marito! Ma mai una volta che mi degnasse di uno sguardo o una carezza. O
accompagnasse me e i bambini al cinema” disse la signora.

Lo Spazzacamino, che era molto sensibile, si sentì stringere il cuore davanti a quella confessione così accorata.
“Signora, l’ho incontrato prima, pensi che ha ignorato anche me, non se ne faccia un cruccio”, disse lo Spazzacamino.
Una piccola lacrima rigò il volto della signora e questo rese molto triste lo Spazzacamino.
“Che sfortuna vivere in una casa tanto bella circondati da tutte queste bellezze e non vederle nemmeno… Oppure essere tristi”, pensò fra se lo Spazzacamino.

Decise che doveva farsi venire un’idea per aiutare la signora e l’Omino Che Contava. Prese il suo attrezzo di lavoro e salì su per il camino. Quando lo ebbe bello che pulito, si incamminò nella stanza dei bambini, già sapendo cosa avrebbe trovato. Entrando vide due bambini circondati da una miriade di giocattoli bellissimi con trenini e soldatini a non finire. Però i bambini, come il signore e la signora, avevano l’aria un po’ triste.
“Ciao campioni!” Disse lo Spazzacamino.
“Ciao” risposero annoiati i bambini.
“Che succede? Come mai quel broncio?”
“È che vorremmo tanto andare al parco con il papà e la mamma. Ma ci tocca sempre andarci con la tata. È brava e molto simpatica però non è la stessa cosa” disse uno dei due con l’aria imbronciata.
“Hai proprio ragione” disse lo Spazzacamino e si promise che non se ne sarebbe andato di lì finché quell’uomo non avesse iniziato a fare più attenzione ai suoi cari.
“In fondo anche questo è il mio lavoro” pensò “Pulire dalla cenere, così che il calore del camino possa avvolgere tutta la famiglia! In questo caso, la cenere, è l’avarizia di questo signore, che gli impedisce di vedere quanto male sta facendo alla sua famiglia per tutta questa smania di contare”.

“Non vi preoccupate”, disse rivolto ai bambini, “adesso diamo una bella pulita a questa casa”.
Detto questo salì su per il camino e non vi scese finché non gli venne in mente un’idea. E quella idea, era proprio bellina.
“Si si, questa è proprio una bella idea” disse ridacchiando fra sé mentre scendeva dal camino.

Tornò nella stanza del signore, sempre chino sui suoi fogli.
“Scusi eh, devo finire di pulire sopra la cappa”, disse.
Fu ignorato, come c’era da aspettarselo. Salì su per il camino e cominciò a grattar via tutta la fuliggine rimasta intrappolata fra i mattoni. A un certo punto si fermò e cominciò a urlare:
“Aiuto sono rimasto incastrato. Aiutoooo”.

Non era vero, ma stava preparando un bello scherzetto al padrone di casa. A quelle grida accorse il maggiordomo che, tutto sudato, si affacciò con la testa dentro il camino.
“Ma insomma, che diamine sta combinando lassù?” disse il maggiordomo,
“Sono rimasto incastrato” si lamentò lo Spazzacamino,
“Ma che razza di professionista è lei?” blaterò il maggiordomo.
Lo Spazzacamino faceva tanto un gran baccano che tutti accorsero nella stanza. Cercavano di convincerlo a scendere, ma niente, quello diceva che era incastrato e non ne voleva sapere di venir giù.

Anche i bambini e la signora arrivarono di corsa:
“Finalmente succede qualcosa” dicevano i bambini in preda alla frenesia.
Lo Spazzacamino, quando sentì che tutti erano arrivati nella stanza, cominciò a spenzolarsi giù con le gambe e a gridare:
“Tiratemi fuori!”.

E chi lo tirava per i piedi, e chi per i pantaloni, ma lui nulla, si era aggrappato ben saldo ai mattoni del camino.
“Non è ancora il momento”, pensava ridendo fra sé dello scherzo che stava preparando. E intanto aveva adocchiato dentro la cappa un bel cumulo di fuliggine che era rimasto incastrata fra i mattoni. In tutto questo parapiglia l’Omino Che Contava continuava, appunto, a far tutti i suoi conti, come se quel gran baccano intorno a lui non ci fosse. I bambini sghignazzavano, i domestici si disperavano e in quella confusione la signora si fece scappare un bel sorriso. Quando il baccano fu davvero al culmine lo Spazzacamino si attaccò al bozzolo di fuliggine, che si staccò in un sol colpo
venendo giù e disintegrandosi all’istante!

Tutta la stanza si riempì di un’enorme nuvola di cenere nera: mobili, tappeti, candele, le facce delle persone e persino tutti i fogli dell’Omino Che Contava. A quel punto, l’Omino Che Contava si fermò e alzò la testa dalle sue attività. Solo allora si rese conto che intorno a lui c’erano tante persone che correvano come matte in su e in giù, tutti con la faccia nera! E il maggiordomo che sbraitava: “Tutti i tappeti persiani del sultano del Burmei! E le porcellane cinesi. E guardi come si è ridotto tutto il drappo di velluto della finestra”.
E la signora rideva e i bambini saltavano dalla felicità. Quando l’Omino Che Contava vide quei due marmocchietti con la faccia tutta nera e un sorriso bellissimo si ricordò che non li vedeva ridere da molto tempo.

“Assurdo”, sorrise fra sé “adesso che li vedo con la faccia sporca di fuliggine, che non saprei distinguere un fratello dall’altro, mi sembra di vederli così bene per la prima volta in vita mia”.
Nella stanza calò un silenzio surreale quando tutti si accorsero che l’Omino Che Contava aveva alzato la testa dai fogli e aveva smesso di contare. Anzi, guardava i bambini sorridendo.
“Papà!” Dissero i bambini.
“Caro” disse la signora con la voce di chi vede qualcuno per la prima volta dopo tanto tempo.
L’Omino Che Contava si alzò e abbracciò lo Spazzacamino: “Grazie! Ha pulito egregiamente il mio camino” gli disse con le lacrime agli occhi davanti agli sguardi attoniti dei domestici.
E così, l’Omino Che Contava smise un pochino di contare e cominciò a prestare più attenzione alla sua famiglia. E quella casa bellissima diventò anche piena di gioia grazie all’aiuto di Spazzacamino.