L’omino di neve

Testo di: Alessia de Falco & Matteo Princivalle

Quell’inverno era caduta così tanta neve che i bambini del quartiere costruirono un grosso omino di neve lungo un marciapiede. I ragazzi lo vestirono a festa: aveva un cappello a cilindro, un foulard elegante, un panciotto di ghiaccio coi bottoni luccicanti e mezza carota al posto del naso. Terminato il piccolo capolavoro, i bambini tornarono a casa e si dimenticarono del loro omino di neve.

Dall’altra parte del marciapiede c’era una piccola aiuola riparata dalle intemperie: i suoi proprietari avevano piantato viole ed ellebori rosa, perché sfidassero l’inverno con i loro colori. L’omino di neve rimase incantato da quei fiori. Desiderava attraversare la strada, raggiungere l’aiuola, conoscerli e diventare amico di quelle creature così straordinarie.

Provò a spostarsi, ma i ragazzi non gli avevano fabbricato le gambe! Che terribile errore modellare un pupazzo di neve senza gambe: lo si condanna a rimanere immobile per tutta la vita. I suoi sforzi furono inutili e una volta, rischio perfino di staccarsi la testa, mentre tentava a rotolare fino all’aiuola fiorita.

L’omino di neve rinunciò al suo desiderio e fu colto da una grande tristezza. Ogni mattina gettava un’occhiata malinconica ai fiori, per non dimenticarsi di loro, poi cominciava a sognare a occhi aperti, rimuginando sulla propria sfortuna. Alla fine si convinse che la cosa migliore da fare fosse aspettare che il futuro gli portasse qualcosa di buono.

Il tempo passò e arrivò il sole di marzo; la primavera era vicina. In un pomeriggio particolarmente soleggiato, la neve cominciò a sciogliersi.
Ci vollero tre giorni perché l’omino di neve diventasse acqua: impiegò un po’ ad accorgersene, ma adesso poteva andare dove voleva. L’acqua, infatti, scivola ovunque con grande facilità. Che gioia! Finalmente avrebbe potuto conoscere i fiori dall’altra parte del marciapiede.

L’omino di neve non perse tempo e cominciò a scivolare, facendo attenzione a non perdere gocce qua e là. Attraversò l’asfalto e risalì a fatica sul marciapiede opposto: l’aiuola era lì, davanti a lui. Dopo tanta attesa, incontrò gli ultimi fiori: la stagione delle viole e degli ellebori era quasi conclusa. Quando sentirono la sua storia, le piante lo accolsero come un fratello e lo invitarono a vivere per sempre insieme a loro.