L’ostentazione ci priva della libertà. Impariamo a valorizzare l’intimità

Uno spunto di riflessione sulla nostra società e sulla tendenza diffusa di “dover dire a tutti i costi”, rinunciando a comunicare sul serio. Forse il vero valore da recuperare, in un mondo sempre più basato su interazioni superficiali, è il peso delle parole:

Tratto da: Galimberti, U. (2003). I vizi capitali e i nuovi vizi

Conformismo e consumismo hanno messo in circolazione un nuovo vizio che per comodità chiamiamo “spudoratezza”, con riferimento non tanto a uno scenario sessuale, quanto al crollo di quelle pareti che consentono di distinguere l’interiorità dall’esteriorità, la parte “discreta”, “singolare”, “privata”, “intima” di ciascuno di noi dalla sua esposizione e pubblicizzazione. Se chiamiamo “intimo” ciò che si nega all’estraneo per concederlo a chi si vuol fare entrare nel proprio segreto profondo e spesso ignoto a noi stessi, allora il pudore, che difende la nostra intimità, difende la nostra libertà. […]

Siccome il male avviene di solito segretamente, “segretezza” e “riservatezza” sono per l’opinione pubblica prove del male. E allora, per smentire l’opinione pubblica, omologata su questo pregiudizio, non resta che la spudoratezza di chi si tiene sempre pronto, “mani alla chiusura lampo”, per interviste, pubbliche confessioni, rivelazioni dell’intimità, come è facile vedere in numerose trasmissioni televisive particolarmente seguite, dove l’invito è quello di collaborare attivamente e con gioia alla propria deprivatizzazione.