L’ozio creativo

Avete mai sentito parlare di ozio creativo?

Questo concetto è stato ideato da un sociologo italiano, Domenico De Masi. L’esempio classico che viene portato è tratto da una favola di Esopo: “La cicala e la formica“. La cicala è un buon esempio di ozio, in quanto si diverte e gioca, ma non crea nulla; la formica, al contrario, è creativa, nel senso che produce (accumula le scorte per l’inverno), ma finisce per morire dalla fatica senza divertirsi nemmeno un poco.

L’ozio creativo è quello stato nel quale la cicala e la formica convivono: una situazione in cui si produce qualcosa, ma lo si fa attraverso il gioco e l’ozio. Questa condizione permette di lavorare senza avvertire la fatica di produrre qualcosa.
Vuoi un esempio? Immagina di scrivere una recensione ad un ristorante in cui hai mangiato: per te è un momento di svago, ma stai svolgendo una funzione produttiva (la stessa che, in modo più elaborato, svolgerebbe un critico gastronomico).

All’ozio creativo De Masi ha dedicato il libro omonimo, “Ozio Creativo” (BUR, 2002): a suo avviso, se ci sforzassimo di promuovere quest’ozio creativo, potremmo migliorare la qualità delle nostre vite in modo leggero. Si tratta di una possibilità che abbiamo grazie alle tecnologie e al sistema caratteristico della post-modernità e che non dovremmo sprecare.

Non mi piace la pigrizia di suo, mi piace l’ozio creativo che è l’insieme di studio, con il quale produciamo sapere, di lavoro con il quale produciamo ricchezza, di gioco con il quale produciamo allegria“.
Domenico De Masi

L’ozio creativo, dunque, si costituisce di tre elementi:

  • studio; 
  • lavoro;
  • gioco.

Può sembrare un concetto banale, ma l’ozio creativo è una sintesi perfettamente efficace della crescita personale: impiegare il proprio tempo libero per crescere in modo allegro.

FONTI