Un uomo, che sta cercando di tornare a casa dopo un lungo viaggio, si trova davanti un fiume in piena che gli sbarra la strada; attraversarlo a nuoto è impossibile e non c’è nessuna barca nei paraggi.
L’uomo abbatte alcuni alberi, lega insieme i tronchi e costruisce una zattera; poi si siede sopra di essa e attraversa il fiume, aiutandosi con un bastone. Con qualche sforzo riesce a raggiungere l’altra riva; abbandona la zattera sulla sponda del fiume e riprende la via del ritorno.

La storia dell’uomo e della zattera è un breve racconto buddista, che nasconde una potente metafora del cambiamento.
Nel comportamento di quest’uomo – al netto di una buona dose di ingegno e capacità costruttiva – non c’è nulla di insolito, vero? Immagina un altro uomo: una volta raggiunta la riva, invece di abbandonare la zattera, se la carica sulle spalle  e prosegue il suo viaggio trascinandosi dietro il peso dell’imbarcazione.
Ti sembra strano?
In effetti lo è; tuttavia, questo è il comportamento che mettiamo in atto nella nostra vita quotidiana: tutti noi, chi più chi meno, siamo legati a degli schemi mentali. Si tratta di abitudini del pensiero che sviluppiamo in modo inconsapevole, per ragioni di economia mentale. Questi schemi possono essere utili in alcune situazioni e rivelarsi un peso o un ostacolo in altre, proprio come la zattera.
La zattera ci aiuta ad attraversare le acque, ma dopo dobbiamo abbandonarla. Il cambiamento, la crescita, presuppongono che ciò che ci è stato utile in alcune fasi della vita, possa non esserlo più.
Se vogliamo padroneggiare il cambiamento, dobbiamo prima imparare a riconoscere i nostri schemi mentali e a valutare, caso per caso, se è bene utilizzarli o metterli in pausa.

Accanto a questa consapevolezza, occorre lavorare sulle cinque “chiavi del cambiamento”, come abbiamo suggerito nella nostra Lezione di Bambinologia.

Pin It on Pinterest