Figli maleducati? Non è colpa degli insegnanti

Oggi si parla molto poco di maleducazione. Prima di poter proferire la fatidica frase “Ma guarda che maleducato!”, riferendosi soprattutto ai bambini, ci si appella a tutte le giustificazioni possibili: genio incompreso, creatura problematica, incapacità dei grandi di capire e tutelare il mondo dei piccoli.

Eppure la maleducazione dilaga e la responsabilità è un po’ di tutti. Intanto, proviamo a chiederci cosa è per noi maleducazione: per noi, maleducazione è ogni episodio in cui si manca di rispetto agli altri.

Essere maleducati danneggia i nostri figli

Non stiamo parlando di cose epiche, ma piccoli gesti quotidiani. Sarà capitato anche a voi di trovarvi in una delle seguenti situazioni: in un negozio con il commesso che parla al telefono e non vi considera, a tavola con amici, il cellulare suona continuamente e loro rispondono, mentre parlate con un amico/a e vostro figlio vi interrompe continuamente. E la lista potrebbe continuare all’infinito.

Perchè parliamo di maleducazione? Perché è il danno più grande che possiamo fare ai nostri figli e spesso quello che arrecchiamo loro meno consapevolmente. Siamo tutti pronti ad inveire contro chi rimprovera ed urla, mentre ci dimentichiamo un bell’esame di coscienza quando tentiamo di fare i furbetti, scavalcando file o cercando scappatoie.

Perchè un bambino è maleducato?

Inutile dare colpe alla scuola o agli insegnanti. Un bambino è maleducato se i suoi genitori sono maleducati. Senza se e senza ma. Ciascuno di noi si adegua a ciò che vede, viene plasmato dalla realtà che lo circonda.

Che cos’è all’origine di un comportamento maleducato? In parte, la maleducazione è la manifestazione di una superficialità e di un egoismo che nella nostra società dilagano. Troppa fretta, troppe angosce, ci fanno pensare che la soluzione migliore sia il mors tua, vita mea.

Maleducazione è superficialità ed insicurezza

Di base, cresciamo bambini maleducati perchè noi per primi, travolti dagli eventi, ci dimentichiamo la consapevolezza dell’altro. Non è una colpa, o meglio, lo è solo in parte: a volte nemmeno ce ne rendiamo conto. Tuttavia, per essere davvero esempio, noi per primi, come genitori, dobbiamo metterci in gioco.

Nella mancanza di riguardo per gli altri prolifera la maleducazione: non a caso le parole “riguardare” e “rispettare”, etimologicamente, indicano il guardare bene, l’osservare per ben due volte. Chi si comporta in modo maleducato dedica agli altri uno sguardo superficiale, li ignora, quasi fossero invisibili.

Per riscoprire l’educazione e poterla insegnare, bisogna trascendere i propri interessi e desideri personali a vantaggio degli altri: la fila è lunga e ho fretta? Aspetto. Mio figlio, vedendomi, aspetterà!

Gli sgarbi sono anche sinonimo di insicurezza: chi tende all’aggressività sta solo cercando di mettersi sulla difensiva, di prevalere sugli altri per ottenere un vantaggio materiale o psicologico che lenisca quel senso di inadeguatezza che inconsapevolmente lo tormenta.

SPUNT-ESERCIZIO: la maglietta anti-maleducazione

Partiamo da un presupposto: la violenza attira la violenza, la gentilezza attrae gentilezza. Che fare per dare il buon esempio? Diventiamo “portatori sani” di buona educazione. Immaginiamo di indossare ogni giorno, tipo maglietta della salute, una t-shirt con la scritta: “Buongiorno mondo … E grazie!”. Esempio sciocco forse, che però racchiude tutto quel che c’è da dire sulla buona educazione, in un semplice pensiero di gratitudine:

  • Osserviamo chi ci parla
  • Rallentiamo il ritmo, offrendo agli altri la considerazione che meritano
  • Stiamo in ascolto, mettendoci nei panni dell’altro
  • Cerchiamo di capire il punto di vista diverso dal nostro
  • Proviamo ad affermare le proprie opinioni senza umiliare l’altro e senza aggredirlo per imporre le nostre idee

La buona educazione è fatta di esempio e l’esempio è fatto di piccole cose, tra cui le buone maniere. Alleniamoci al galateo del cuore, a prestare attenzione alle piccole cose, ai piccoli gesti, come aiuto per stabilire e rinsaldare le relazioni. Avremo meno bisogno di incolpare gli altri se nostro figlio risponde male o fa il prepotente.

a cura di Alessia de Falco