Mamme, papà: sono più importante io o il vostro smartphone?

Al giorno d’oggi, tutti pensiamo di poter essere multi tasking. Di riuscire a fare molto, concentrato in poco tempo. Di essere in grado di leggere ed ascoltare, di dedicare tempo ai nostri figli e lavorare. Purtroppo ci sbagliamo. E ci sbagliamo nella misura in cui non riusciamo a capire il nocciolo della questione: ci siamo, ma non ci siamo.Ecco perchè vogliamo focalizzare l’ attenzione su un tema a nostro avviso cruciale: l’utilizzo di smartphone e tablet in presenza dei bambini.

Per carità, lungi dal voler fare la Sacra Inquisizione delle nuove tecnologie.
Non siamo contrari all’utilizzo o contro i social media, ma dobbiamo acquisire la consapevolezza che i dispositivi elettronici devono essere usati con dei limiti, per il semplice fatto che noi per primi abbiamo dei limiti: non possiamo essere in due posti contemporaneamente. Non possiamo chiedere alla nostra mente di ascoltare i bambini che ci parlano e chattare con un amico.In un’era caratterizzata da frequenti distrazioni, da comunicazioni istantanee, dobbiamo decidere cosa è più importante: stare al cellulare o dire ai nostri figli che li stiamo ascoltando e che siamo accanto a loro, realmente presenti.


Smartphone, non baby sitter
Qualche tempo fa, sull’Huffington Post era stata pubblicata la testimonianza di una pediatra americana, Jane Scott, che vale la pena di leggere;
“In 20 anni di lavoro pensavo di aver visto tutto, ma mi sbagliavo». Queste che seguono sono le parole di un pediatra, Jane Scott, che hanno fatto il giro della rete. Sono state pubblicate qualche tempo fa sull’Huffington Post e vale la pena riportarle integralmente.
Un giorno, sono entrato nel mio studio e seduti ad attendermi c’erano un padre e il figlio di due anni entrambi con gli occhi incollati allo schermo dei loro smartphone, che con il dito indice non smettevano di fare su e giù. Ho chiesto quale fosse il motivo della loro visita e il bambino mi ha indicato le sue orecchie: aveva male. Erano rosse e infiammate.

“Indovina un po’?”, ho detto al piccolo paziente. “Hai male perché hai un’infezione alle orecchie, ma non ti preoccupare, con le medicine passerà tutto”. Il bambino mi ha guardato ha ritirato fuori il telefono e ha tenuto premuto lo schermo. “Siri”, ha detto poi, “cos’è infezione alle orecchie?”.Non l’ha chiesto a suo padre. Non l’ha chiesto nemmeno a me: ha affidato la sua domanda allo smartphone. È normale che un bambino, anche di 2 anni, sia esposto qualche minuto al giorno alle nuove tecnologie, sono i tempi moderni, ma ci sono dei limiti. In realtà, quello che mi ha spaventato è stato notare come quel piccolo avesse già imparato che quando ha una domanda può chiedere a Siri, non a suo padre: a Siri”.


Forse in questo caso stiamo parlando di un caso limite, che ha il pregio di portare alle estreme conseguenze il problema: non vengono nemmeno più manifestati i classici segni del “voglio la vostra attenzione, mamme e papà”. Ci si rivolge automaticamente al “genitore automatico”.

Essere presenti significa regalare la qualità del tempo condiviso
Le nuove generazioni di genitori si trovano ad affrontare un problema molto serio: l’eccesso di informazioni, che grazie alle tecnologie si acquisiscono rapidamente, è accompagnato da una inesorabile mancanza di filtri e di tempo, non altrettanto facilmente reperibili.
I papà e le mamme di oggi sono sicuramente molto informati, sempre connessi, sempre al centro. Ma in questo modo sono assenti anche in presenza dei figli.

Sono in molti a passare del tempo in compagnia dei loro bambini, continuando a controllare Facebook, Twitter… Ed il messaggio, agli occhi dei più piccoli, è piuttosto chiaro: sono qui, ma vorrei essere altrove.

I ricercatori del Boston Medical Center hanno studiato l’atteggiamento di bambini e genitori al ristorante. Su 55 adulti, 40 erano attaccati al loro cellulare. In più, in molti casi mostravano segni di irritazione quando i bambini cercavano di attirare la loro attenzione.
Probabilmente stavano rispondendo ad importantissime mail di lavoro, ma quel che è certo è che stavano comunicando ai loro bambini che erano meno importanti di quello che succedeva sul loro smartphone.
Torniamo alla realtà, riappropriamoci del nostro tempo
Il tempo è un bene prezioso che spesso però ci sfugge di mano. I genitori si barcamenano tra lavoro e faccende domestiche da sbrigare. Inevitabilmente i momenti da trascorrere insieme si riducono.

Si tratta di un problema comune a molte persone, che però possiamo affrontare scegliendo di curare la qualità del tempo che dedichiamo agli altri. Mettendoci realmente a disposizione, in ascolto.

E, soprattutto, ricordandoci che cerchiamo di insegnare ai nostri figli tutto sulla vita, ma in realtà sono loro ad insegnarci che la vita è tutto