La colpa non è dei bambini: manca il coraggio della coerenza

Sapete perché ogni volta che parliamo di autonomia il nostro articolo diventa virale? Perché abbiamo tutti un tremendo, atroce, bisogno di autonomia. Non parliamo dell’autonomia dei bambini che devono tornare a casa da soli, ma di noi adulti e dei vuoti che ci portiamo dentro, travestendoli da sfide educative.

Vorremmo lasciar andare i bambini e non ci riusciamo. Ci nascondiamo dietro le nostre paure e ci rassicuriamo con l’alibi del diktat dell’esperto. Non abbiamo il coraggio di essere coerenti fino in fondo.

La paura di lasciar andare

Ci preoccupiamo infinitamente di seguire i precetti montessoriani che allenano la motricità fine e aiuteranno il nostro piccolino ad allacciarsi le scarpe. Purtroppo, siamo gli stessi che poi intasano le chat di classe se quel piccolino non ricorda che compiti deve fare o smarrisce chissà dove le sue preziose penne (etichettate con nome). Siamo simpatici spazzaneve, ma ci fingiamo sostenitori dell’autonomia.

Il problema è che tutto questo si chiama incoerenza e l’incoerenza non porta, mai, ma proprio mai, all’autonomia. Per educare ci vuole tanto, tantissimo coraggio. Significa mettersi in gioco, sapendo di poter sbagliare, di commettere quasi sicuramente errori. Meglio allora spostarsi su quello che possono o devono fare i figli per crescere al meglio. Meglio spostare il baricentro al di fuori di noi.

La colpa non è dei bambini

I bambini di oggi “non sono malati, sono confusi: hanno perso i punti di riferimento. Si dibattono tra la mamma che afferma una cosa, il padre che argomenta il contrario, le insegnanti preoccupate, le regole variabili e discordanti. Anche da un punto di vista emotivo, atrofizzano le loro stesse risorse e si rintanano nel vittimismo dispotico, attivando comportamenti difficili: aggressività, distrazione, disinteresse, rabbia, paura, regressione”.

Queste sono parole di Daniele Novara, noto pedagogista che di recente ha pubblicato il libro “Non è colpa dei bambini”. E’ molto più comodo oggi, secondo lo studioso, analizzare problematiche educative facendo entrare in gioco la psichiatria:

Abbiamo lasciato che la neuropsichiatria sostituisse l’educazione e la pedagogia

Oggi è tutto un po’ medicalizzato: se qualcosa non è omologato allo standard, allora è necessariamente sbagliato. Serve un passo indietro, ma soprattutto un esame di coscienza. Se vogliamo davvero che i bambini crescano autonomi, ma, prima ancora, felici, occorre chiedersi:

Sono davvero in grado di vivere coerentemente le mie scelte e quelle che faccio nel crescere mio figlio?

Sono di quelli che predica la sana competizione e poi bestemmia a bordo campo durante una partita dei pulcini, la domenica mattina?

Sono una madre sostenitrice dell’autonomia e poi mi dispero se mio figlio perde una penna (e magari nemmeno gli chiedo se si ricorda dove l’ha messa, perchè sto già spammando una chat?)

 

SPUNT-ESERCIZIO: scriviamo il nostro manifesto dell’educazione

L’educazione non è un’epigrafe scritta sulle pagine di un sito. E’ fatta dalle azioni di uomini e donne che, diventati genitori, insegnanti, nonni, scrivono la storia. L’educazione è storia: è sapere che ogni piccolo gesto sarà un grande valore un domani, se ben ponderato, se fatto col cuore, se pensato a mente lucida.

Non cediamo alla paura, restiamo coerenti. Anche qui, per non rendere le nostre parole vacue, dimenticabili in pochi click, vi proponiamo un esercizio. Ma, stavolta, facciamolo insieme. Scriviamo il manifesto dell’educazione, indicando i valori con cui ci piacerebbe crescere i nostri bambini. Noi lo abbiamo pensato così:

Per noi educazione è fare le stesse cose che diciamo e perdonarci se non sempre ci riusciamo. E’ credere nel coraggio della coerenza, ma quella vera. Quella che ci porta a non abbassare la testa, perchè se l’abbassiamo noi, l’abbasserano i nostri figli. Quella che, nel bene o nel male, ci fa essere noi stessi.

Per noi educazione è credere di essere imperfetti ed amarsi profondamente per questa nostra imperfezione. E’ ricordarsi di quando dormivamo nel lettone e chiudere un occhio se una sera lo farà il nostro bambino. E’ parlare e spiegare sempre: ciò che siamo, ciò che vorremmo essere per lui o lei che ci guarda fiducioso. E anche ciò che non possiamo essere, perché in fondo lo sappiamo bene.

Per noi educazione è ammettere il fallimento e farne la nostra ricchezza. Chi di noi è esente da errori? Quando i piccoli sbagliano, ricordiamoci che siamo noi i primi a sbagliare. Insegniamogli la voglia di riprovarci, sempre, anche se gli ostacoli sembrano insormontabili. Ma insegniamogli a sbagliare senza paura, prima ancora di cercare di tamponare l’errore.

Per noi educazione è amare l’uomo o la donna che abbiamo di fianco,
Sapere che crescere non è compito di un padre o di una madre, ma di due persone che si amano o, quantomeno, si rispettano. E manifestano il rispetto nella coerenza delle scelte per i figli. Perchè l’amore può finire ma il rispetto, il rispetto no, deve vivere nei bambini che cresciamo.

Per noi educazione è cuore vicino alla mente.
E’ parlare sapendo che quelle parole saranno azione.
Saranno le radici dei nostri bambini, prima che spicchino il volo.