IL MERITO DOVREBBE ESSERE IL VERO PROTAGONISTA

“Il merito è una cosa ovvia, sacrosanta, e chi non studia prende 4. Ne ho presi tanti in vita mia e mi ha fatto bene. Cos’è questa scuola del sei meno meno, qual è il futuro di questa nazione?”
Paolo Crepet

Secondo lo psichiatra Paolo Crepet, il merito è la vera vittima della scuola contemporanea, una scuola che descrive senza mezzi termini (e diciamolo, con una certa enfasi teatrale): “io sono andato alla ricerca di qualche rappresentante dello 0,5% di bocciati. Come fai ad essere bocciato in questo paese? Non basta essere ignoranti. Nel 99,5% ci sono capre, asini e nullafacenti. Infatti la classe dirigente è composta da gente che sbaglia i congiuntivi anche quando sta zitta”.
Il merito, ragionando in termini numerici, cessa di esistere nel momento in cui la valutazione si appiattisce e smette di dividere gli studenti migliori dagli studenti peggiori.

Eppure, non era certo il merito a contraddistinguere la scuola del secolo scorso: una scuola contro cui hanno “combattuto” educatori del calibro di Maria Montessori e Don Milani. No, non bastano i 4 e le bocciature a ripristinare il merito, perché non esistono esclusivamente i meriti accademici. Il merito, proprio come l’intelligenza, si esprime in modo plurale: se accettiamo la teoria delle intelligenze multiple, per conseguenza logica dobbiamo accettare una teoria dei meriti multipli. E allora ben venga l’insufficienza di fronte a un compito fatto male, perché l’errore è il primo maestro, ma non basta: occorre una scuola capace di tirar fuori il talento e una famiglia capace di sostenere quella scuola, di renderla possibile.

Per ritrovare il merito, probabilmente, non occorre ripristinare toutcourt la durezza (che in parte è motivata, in parte è semplicemente nostalgia dei tempi passati), ma percorrere due sentieri educativi che i maestri conoscono dalla notte dei tempi: la pedagogia dell’errore e la pedagogia dei talenti.