Impariamo a mettere in discussione ciò in cui crediamo

Imparare a mettere in discussione i presupposti

Quando parliamo di educare alla felicità, molto spesso ci dobbiamo confrontare con elementi quali “autonomia”, “empatia”, “dialogo”, “regole” e tanti altri, veri e propri mostri sacri per genitori, insegnanti e educatori. Troppo spesso vengono considerati come blocchi di granito, come leggi scolpite nella pietra che tutti dobbiamo rispettare.

A volte, come nel caso dell’autonomia, guardiamo il dito convinti di guardare la luna: ci convinciamo che autonomia sia insegnare ai bambini ad allacciarsi le scarpe, dimenticando che l’autonomia è prima di tutto autonomia emotiva e sociale, è la capacità di insegnare ai piccoli a cavarsela senza di noi. Qual è il problema? Non è nei lacci delle scarpe. Quelle piccole azioni servono, eccome se servono. Semplicemente, non dobbiamo limitare un concetto più grande, come l’autonomia, ad una serie di azioni pratiche. Così facendo, perdiamo l’insieme, la complessità e anche la bellezza.

L’autonomia si realizza superando le nostre insicurezze di genitori, di educatori e di persone. L’autonomia si realizza solo quando l’ambiente sociale trasmette sicurezza. L’autonomia si nutre di fiducia. Spesso si trascurano questi punti, eppure sono importanti tanto quanto le scarpe e la cameretta da riordinare.

Ma come possiamo allenarci a cogliere la complessità? Noi abbiamo ottenuto grandi risultati allenandoci a pensare laterale.

Ripensare i presupposti del nostro pensiero

Il pensiero laterale può aiutarci moltissimo nell’imparare a trattare i presupposti come tali: elementi modificabili, assolutamente imperfetti e tutti da costruire.

SPUNT-ESERCIZIO: il dilemma del giardiniere

Vi facciamo un esempio, prendendo spunto da un problema classico del pensiero laterale: immaginate di essere un giardiniere che ha quattro alberelli. Deve piantarli in un giardino, in modo che tra ogni coppia di alberelli ci sia la stessa distanza.

Provate a risolvere l’enigma…

Ci siete riusciti? Il segreto, in questo caso, è nel superare un presupposto: quello che il giardino sia un prato inglese perfettamente pianeggiante.

Disponendo quattro alberelli come se fossero gli angoli di un quadrato la distanza delle diagonali non potrà mai essere uguale a quella dei lati; lo stesso vale per un rombo e per tutte le altre figure geometriche con 4 lati.

E allora come lo risolviamo? Immaginando un giardino non pianeggiante: pensate ad una collinetta, con un alberello sulla sommità e gli altri tre alla base, disposti con la forma di un triangolo equilatero. Adesso, con un po’ di geometria elementare potremo scoprire quanto deve essere alta la collinetta, ma il problema è risolto.

Ci interessa di meno l’aspetto matematico del problema, di più quello sostanziale: l’errore comune, nell’approciarsi a questo enigma, è non pensare a modificare la superficie del giardino (noi abbiamo nominato la collina, ma anche una buca sarebbe andata ugualmente bene).
Non siamo stati in grado di superare i paletti del pensiero, quei paletti che da un lato ci risolvono tanti piccoli problemi quotidiani e ci permettono di risparmiare energia, ma dall’altro ci impediscono di vedere la nostra vita come un insieme.

L’autonomia è un po’ come l’indovinello del giardiniere: non esiste solo la superficie pianeggiante dei compiti da fare da soli, della cameretta da pulire e delle scarpe da allacciare. Esiste anche la collina delle insicurezze dei grandi, che vorrebbero i bambini sempre con sé, e poi c’è la buca degli adulti che ancora non sono autonomi e delle famiglie in cui si dipende gli uni dagli altri, in modo sbagliato.

Sono problemi comuni, ma non drammatici: cambiare si può, non è così difficile. A patto però di cominciare a rivedere i nostri presupposti. Dobbiamo prendere le nostre certezze e rivoltarle come un calzino. Solo allora saremo pronti a cambiare.

Un manuale di pensiero laterale: questa riflessione nasce dagli spunti proposti nel libro Creatività e pensiero laterale: Manuale di pratica della fantasia. L’autore, Edward De Bono, è considerato un’autorità internazionale nel campo della creatività. Per noi è stata una lettura formativa e ricca di spunti; perché non lo leggete anche voi?