Niente smartphone fino a 12 anni. No WhatsApp prima dei 16

A dirlo non è un preside in preda a una crisi di nervi, un genitore “fanatico” o un’associazione di insegnanti. L’appello arriva nientemeno che da Esther Aren Vidal, ispettrice capo del Corpo Nazionale di Polizia spagnolo.

Gli esperti dicono che con meno di 12 anni non si dovrebbe avere un cellulare, men che meno con connessione a Internet.
WhatsApp non si dovrebbe avere prima dei 16 anni, lo dice la rete stessa di WhatsApp, ma questo non lo sa quasi nessuno.

Il pericolo non è solo quello del cyberbullismo (di cui abbiamo parlato più volte e che non dovremmo sottovalutare); si rischiano anche adescamenti da parte di pedofili o cyber-criminali. Si tratta di crimini veri e propri, azioni che possono costare vite umane o comunque pesanti danni psicologici. L’ispettrice invita tutti a considerarli come tali, senza banalizzarli derubricandoli come “ragazzate”.

Il problema maggiore, però, è l’inconsapevolezza: bambini e ragazzi non sanno i pericoli a cui vanno incontro, non si rendono conto che quello del web è un mondo magnifico ma anche pericoloso. E non solo i ragazzi: spesso, i primi a non rendersene conto sono proprio i genitori. Accanto ai pericoli di natura criminale, vi è la facilità con cui ci facciamo suggestionare dalla rete: bambini e adolescenti sono privi di difese contro i messaggi che provengono dai cosiddetti “influencer”: Youtuber, idoli di Facebook e della rete che finiscono per diventare veri e propri modelli di vita. Non c’è nulla di sbagliato in questo fenomeno, a patto di conoscerlo ed insegnare ai più piccoli a padroneggiarlo. In tal senso, dovremmo prendere con più serietà la proposta della media education, disciplina che si prefigge, appunto, di educare alla buona comunicazione.

E’ evidente che il compito di sensibilizzare ad un uso consapevole e prudente della rete e dei device, così come un’adeguata prevenzione, è obbligo morale dei media e delle istituzioni. Si tratta di un dovere sociale, ma anche di un dono che facciamo alle generazioni future: insegnare, cioè, a comunicare nel modo giusto, esprimersi in modo creativo ma con sguardo critico ai pericoli di un mondo di comunicazioni globali e istantanee.