Troppi metodi e teorie? Il miglior insegnante è il cuore

Per essere felici, fate spazio alle sorprese della vita. Ma dai, chi l’avrebbe mai detto? Che affermazione geniale!
Eppure, in una frase così, si celano allo stesso tempo l’ovvietà e la profondità dei significati che, spesso, magicamente coesistono.
Essere felici non è facile, mai. Significa mettersi in discussione e cambiare, senza opporre resistenza alle novità che la vita ci pone di fronte.

Spesso pensiamo che la felicità si celi in una corretta organizzazione, in spunti educativi che ci cadono dall’alto, in metodi, consigli di mamme, nonne, maestre che, in concistoro, possono illuminarci con il loro sapere.
Siamo così bravi ad indottrinarci che finiamo noi stessi per essere giudicanti, per valutare sulla base di metodi preconfezionati chi ci sta intorno.

Troppe teorie, poco cuore

Spesso critichiamo chi non la pensa come noi, la mamma che sceglie l’omogeneizzato al posto delle verdure bollite, quella che non usa il gioco montessoriano, quella che non sa usare le regole bene come facciamo noi. Quella che urla, Quella che lavora troppo. E anche quella che lavora troppo poco. A volte invece accade l’opposto: ci sentiamo in difetto verso questa ostentata perfezione che molti portano a prova di scelte più corrette delle nostre, più affini al metodo educativo del momento (Esiste un metodo educativo del momento? Wow, siamo emozionati!)

Perchè oggi si parla tanto di metodi, perchè si ha questa necessità di cercare risposte al di fuori di noi, della nostra famiglia?
Pensate che le nostre nonne si perdessero a chiedere su gruppi Facebook consigli su come svezzare i bambini?
Sono cambiati i tempi: sì, sono cambiati. Ma siamo cambiati pure noi: in peggio.

Felicità è imparare a “connettere punti”

Non sappiamo dare valore a ciò che conta veramente, persi in mille letture e mille giudizi che circolarizzano e polarizzano le insicurezze. Quel “Ma sarò un bravo genitore?” – domanda che tutti si pongono – diventa un’angoscia, frutto di troppo metodo, troppo poco cuore.

Steve Jobs, durante una conferenza tenuta pressol’Università di Stanford, disse che la vita non è altro che imparare a “connettere punti”.
In altre parole, molte cose accadono inaspettatamente nella nostra vita e acquisiscono un autentico significato quando le osserviamo nella giusta prospettiva.
L’educazione, intesa come “educazione alla felicità”, non è altro che questo: aprirsi alla novità, aprire il cuore all’imprevisto. Senza metodo.

Apriamo il cuore all’imprevisto, attraverso il non-metodo

Noi lo abbiamo detto in “Felice come un FIORE” (potete leggerlo qui), perché è una cosa in cui crediamo da sempre:

“Vi chiediamo di usare tutta la fantasia che avete, di sorridere, di tornare piccoli senza ridere per ciò che state facendo. Giocare è imparare a vivere. Aprite il cuore alla meraviglia, sforzatevi di indossare anche voi un amuleto da folletto, di dischiudere la fantasia come fosse un fiore. Chiedetevi: come si legge un’emozione? Fermandosi, annoiandosi, annusando, chiudendo gli occhi. Sarete voi a decidere.
E’ l’unico insegnamento che abbiamo imparato osservando la vita dei bimbi e dei genitori che ci scrivevano: la felicità non ha metodo, né regole, ma si basa solo ed esclusivamente sull’amore. Ecco tutto quello che c’è da dire sui grandi e sui piccoli”.

Che fare ora? Ovvio, lavorare tutti insieme su un nuovo Spunt-esercizio. Prima però vogliamo approfondire ancora un attimo la riflessione. Viviamo, solitamente, nell’arroganza di poter controllare tutto o quasi: il metodo ci aiuta a pensare di poter pianificare e applicare regole, universalmente valide. Purtroppo gli umani, con i loro cuori così colorati, possono essere incastrati in meccanismi previsionali solo in parte. Per il resto, per reagire alla vita, anche a ciò che non ci aspettiamo, nessun metodo può aiutarci. Solo il cuore.
Alleniamoci dunque ad avere una mente aperta, a cogliere spunti senza farne dogmi; a leggere, informarci, senza cristallizzarci. Per intenderci: il metodo montessoriano non esiste. Esistono persone che, nella pratica quotidiana, rielaborano consigli ed esperienze. Ma finisce qui.

Impariamo dai bambini la gioia per le sorprese inaspettate

Se ci pensate, per catturare l’attenzione di un bambino basta davvero poco: una farfalla, un po’ di pasta sale, un arcobaleno. Qualcosa di inatteso diventa magia, sfida la logica.
Impariamo dai bambini ad abbracciare tutto ciò che è imprevedibile e inatteso, senza i nostri filtri razionali.
Ecco, se proprio volete cercare un metodo, praticate il “Non-metodo della felicità”: cuore aperto, via gli occhiali da adulti, pronti alla parola e anche all’ascolto.

Sì, ovvio, le regole dovranno esistere, l’autorevolezza pure, ma non perdetevi nella ricerca del gioco più educativo o della lettura più all’avanguardia. Seguite il cuore: il manuale delle istruzioni lo avete già scritto voi. Pensateci: i più grandi esploratori hanno scoperto i Continenti per caso. Aprendoci all’inatteso, potremmo riscoprire il non metodo che è in noi: l’educazione alla felicità.

Spunt-esercizio: prepariamo i cristalli di sale in casa (!!!)

Sapete che lo spunt-esercizio di oggi è un esperimento scientifico da fare con i bimbi? Siete pronti? Ecco qui: prepariamo i cristalli di sale in casa.
Perché un’attività di questo tipo dovrebbe aiutarci a scoprire il non metodo della felicità? Semplice: perchè richiede pazienza, attesa e una buona dose di meraviglia.

Ecco come fare: fate bollire per benino un po’ d’acqua (100 ml). Poi versatela in un vasetto di vetro e scioglietevi 4 cucchiaini di sale, girando in modo che si sciolga completamente.
Poi legate una cordicella (va bene lo spago per arrosti) intorno ad una matita e appoggiatela sul sul bordo, facendo in modo che un pezzo del filo resti immerso nell’acqua.

Cosa succederà? Con il passare del tempo lungo tutto il filo si dovrebbero formare dei piccoli cristalli. Se ripetete l’operazione illustrata sopra (acqua bollente con sale disciolto) parecchie volte, usando sempre lo stesso filo, il vostro cristallo dovrebbe crescere.
Cosa vogliamo dirvi? Che la meraviglia arriva se c’è attesa e l’attesa c’è se proviamo curiosità.
Questo il succo del non-metodo: cuore aperto, filtri del giudizio, delle troppe teorie e dei commenti a caso sul web disattivati.