Ogni singola parola può cambiare il mondo

Sta a voi liberare il mondo intero, non solo l’Asia, ma il mondo intero, da quella malvagità, da quel peccato. Questa è la preziosa eredità che i vostri maestri, i miei maestri ci hanno lasciato.

Sono le parole di Gandhi nel discorso del 1947 a New Dehli. Frasi forti, asciutte, definite in alcuni casi, un messaggio di pace in parole guerriere.

Ve lo riproponiamo oggi, dopo l’ennesimo episodio di sangue, con un augurio: possano i nostri cuori di adulti, ora più che mai, essere luce per quei piccoli che ci guardano e che da noi si aspettano l’esempio.

Spesso ci lasciamo andare a status postulanti o giudicanti sui social, semplificando il reale sulla base di illazioni o schieramenti da tifo allo stadio.

Francamente, troppo spesso ci poniamo a esegeti del sapere per materie o fatti non così facilmente spiegabili o che, quantomeno, richiedono conoscenze approfondite o ricerche in materia.

Siamo di esempio anche in questo, cosa che purtroppo minimizziamo quasi sempre: nella convinzione che un profilo personale, un commento sagace, una valutazione di impulso, non possa provocare danni, tanto saranno presto sommersi da nuove gif animate o musetti di teneri gattini, sottovalutiamo il potere delle nostre timeline.
Noi, che temiamo le Blue Whale, siamo i primi spesso a lasciarci andare a odio, pressapochismo, qualunquismo, nella più assoluta convinzione di non fare danni. Eppure ne facciamo, lì, fermi sullo schermo, oppure al bar, davanti a una tazzina di caffè e quattro chiacchiere con il vicino col giornale sotto braccio.

Non saranno le mie parole a cambiare le cose.

E INVECE, LO SARANNO ECCOME.

Noi che parliamo sempre di educazione emotiva, che crediamo che ogni parola sia un mattone per la crescita ed il confronto, riteniamo che l’odio e la violenza si combattano proprio così: con l’apertura della nostra mente e del nostro cuore. Le parole possono cambiare il mondo, a partire da ciò che diciamo in casa, in famiglia. In un mondo così virtuale e straziato dal reale, il nostro messaggio di pace parte dalla cura dei messaggi che lanciamo a chi ci sta intorno.

Lottiamo pacificamente, senza fomentare idee sbagliate, odio di varia natura, una cecità diffusa data dalla sete di rivalsa, dalla confusione, dall’allarmismo. Abbiamo un dovere verso i bambini, che magari ancora non ci leggono, mediando ciò che diciamo a chi ci legge.

E’ la prima delle azioni da compiere, per far sì che la parola educare abbia sostanza. La parola che portiamo nell’etere è la prima forma di educazione, del nostro modo di educare, a partire da noi stessi. Non sottovalutiamolo mai.

Meritiamo complessità, nella ricerca delle risposte. La meritano i bambini e chi ci legge. La merita il mondo, che è chiamato a rispondere all’odio con la pace.

Nel 1938, quando Orson Welles ha annunciato l’arrivo dei marziani, qualcuno ci ha creduto. Ecco, noi abbiamo il compito di continuare a credere, e a far credere con il nostro esempio, che i marziani chiamati “odio” e “violenza” possono continuare a vivere in un buco nero o in qualche galassia lontana. Possiamo farlo solo se apriamo il cuore con saggezza, senza lasciare che il flusso emotivo prevarichi il senso critico con il pregiudizio.