La palestra del cuore, in tre step

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Tre step per accogliere-raccogliere le emozioni, migliorando la relazione genitore-bambino



Non ci stanchiamo mai di dirlo, “L’essenziale è invisibile agli occhi”. Perché allora è così difficile entrare in sintonia con gli altri, facendo spazio alle nostre emozioni e lasciando parlare il cuore? Semplice, perché siamo adulti e spesso, molto spesso, ci dimentichiamo del bambino che è in noi.
Com’è possibile tornare bambini, dare spazio alla meraviglia, sentire davvero, in un mondo che ci bombarda di impegni, notizie catastrofiche e responsabilità?

La via migliore è farci guidare dai bambini stessi che, liberi di usare la fantasia, ci aprono gli occhi su un mondo sconosciuto, fatto di giochi, esplorazioni e “cose da bambini”.
Imparare ad aprirsi a quel mondo, pur nel nostro essere adulti, ci aiuta a rispettare la natura intrinseca di ogni bimbo e nutrire la relazione costruttiva con nostro figlio.

Focalizziamoci su tre step e domandiamoci:

  • so scegliere a quali cose attribuire importanza?
  • so entrare in contatto con il bimbo che è in me?
  • so accogliere le emozioni dell’altro?

Vediamo insieme di approfondire un po’. Diamo potere solo alle cose che contano davvero, lasciando le altre fuori dalla nostra vita.

Leggevamo qualche giorno fa un episodio raccontato da una mamma, che, intenta a preparare i panni da mettere in lavatrice, li aveva trovati tutti sparsi sul pavimento del bagno. Al loro posto, nascosto nella cesta svuotata, suo figlio che giocava a nascondino. La mamma, dapprima si è irritata e poi, incuriosita, ha guardato dentro, scoprendo il figlio intento a giocare.

La reazione? “Mi sono messa in ginocchio in modo da guardarlo negli occhi (quanto siamo grandi noi adulti per i nostri bambini!). Gli ho detto “adesso giochiamo a mettere tutti i vestiti dentro la cesta!” e ho cominciato io. Lui subito ha compreso il gioco e con bravura e destrezza in un batter d’occhio avevamo messo tutto in ordine”.

Questa mamma ha fatto una scelta: di fronte a focalizzare l’attenzione sui vestiti a terra o sul figlio, si è messa a giocare con lui. Non sempre è possibile, ma ogni tanto è buona norma provarci, anche per riconnettersi al proprio bambino interiore.

Ogni tanto, ricordiamoci di affrontare la vita con un sorriso, di tornare piccoli esploratori. Il che non significa negare le responsabilità, ma aprirci alla creatività, alle alternative, a quel mondo che da bambini conoscevamo bene. Operando più spesso così, ne ricaveremo dei benefici in termini di salute e di tranquillità interiore. E magari semplificheremo un po’ le nostre vite, il che non guasta mai.

Ed infine, proviamo ad accogliere l’emozione, dando valore al mondo interno. Diciamoci e diciamo ai bambini, senza stancarci mai di ripeterlo “Quello che tu stai provando va bene. Io ti capisco”.
Ne parlavamo qualche sera fa, a proposito del “Non piangere!”.
E’ importante sottolineare che ciò che si prova non è mai sbagliato, ma va analizzato, anche parlandone con le persone care.

Accogliere, in questo senso, è un verbo che permette di capire il significato più profondo dell’empatia: raccogliamo prima quello che c’è. Nella forma in cui è.

Pensiamo a un bambino che passa davanti alle giostre e urla “Guarda mamma, che bello!”. Quante volte abbiamo risposto “Sì amore, è davvero bello!” e quante invece “Sbrigati, siamo di fretta!”? Non preoccupatevi e non colpevolizzatevi: ricordate però che le emozioni si raccolgono-accolgono rispecchiandoci nell’altro.

A esempio, di fronte a una richiesta che non possiamo accontentare, come in questo caso le giostre, possiamo dire “Mi spiace perchè non possiamo fermarci, ma la prossima volta lo faremo con calma. Lo so che è triste non poter fare ciò che si vuole, ma ora abbiamo un po’ di fretta, ci organizziamo presto per provare insieme”.

Talvolta basta davvero poco.

Vogliamo concludere con un esercizio? Esiste un libro, che si chiama “Un pensiero positivo al giorno”. Perché non provare a realizzare il vostro, scrivendo anche voi un pensiero “accogli emozioni”? “Oggi non ho pulito i vetri delle finestre, ma sono stato al parco con mio figlio”.
Nel rileggerli, capirete tanto di voi.


a cura di Alessia de Falco

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