Perché i bambini capricciosi saranno adulti infelici?

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Ma può davvero l’abbraccio, il contatto con la mamma nei primi mesi di vita di un bambino, indurlo a cattive abitudini? L’allattamento al seno, come fonte sia di nutrimento che di amore e calore, può realmente indurre il bambino a comportamenti scorretti? Ovviamente, la risposta è no.

State tranquille mamme e future mamme, non ascoltate i luoghi comuni della zia, dell’amica, della mamma dell’amica. E non lo dico solo io, che comunque di questo settore sono una attenta studiosa che abbraccia ormai innumerevoli teorie a tal proposito, ma lo dicono studiosi come  John Bowlby, psicanalista britannico che, interessandosi al rapporto e alla relazione madre- bambino e ai legami affettivi all’interno di un nucleo familiare, sviluppò una delle teorie psicanalitiche più affermate, la teoria dell’attaccamento, intendendo con il termine attaccamento il legame di affetto che va a crearsi e ad instaurarsi con la prima figura di riferimento di un essere umano appena nato, in genere, appunto la madre. Altro pilastro in questo settore è la psicanalista infantile Melanie Klein, ritenuta in questo settore una delle voci più decisive e influenti. Per cui, tornando a noi… Care mamme, quello che vizia, se così si può dire, un bambino non sono di certo le coccole e il legame d’amore, ma, udite, udite, la mancanza assoluta di regole!

Ho seguito e seguo bambini  totalmente in balia dell’incapacità genitoriale non solo di porre delle regole, ma persino di proporle, di pensarle. Assisto ( a quanti di noi è capitato?) a scene di panico nei super mercati o, soprattutto ora sotto le festività natalizie in negozi di giocattoli, in cui il genitore del bambino in questione diventa totalmente succube del figlio. Incapace di gestire, oltre che di bloccare, le urla e , appunto, i capricci, del proprio figlio, inizia, ovviamente, a perdere la pazienza con una escalation di isteria. E questa non è certo una critica, ma un’osservazione della realtà che molto spesso ci capita di vedere.

I capricci, sappiatelo, molto spesso vanno a braccetto con la totale mancanza di regole nel nucleo familiare. I bambini capricciosi saranno adulti infelici perché incapaci di gestire un rifiuto, un cambiamento, un no. Dare delle regole chiare e semplici al bambino non solo può aiutarlo nel difficile percorso di costruzione della sua personalità, ma lo salva.

La domanda più frequente che mi sento rivolgere è: come mi comporto davanti ad un capriccio? Io, spesso, rispondo con un’altra domanda e cioè: che cosa ha portato il bambino ad un livello così alto di frustrazione da reagire in quel modo? Ascoltiamo i nostri bambini? Li osserviamo? Ci fermiamo un attimo a comprendere , dall’alto del nostro mondo di adulti fatto di corse, appuntamenti, lavoro, cosa ci sta dicendo dal suo mondo di piccolo? Purtroppo altrettanto spesso la risposta è no.  Conosco bambini di tre, quattro anni,che vivono, ad esempio, il momento del pranzo in un continuo andirivieni della mamma che cerca di imboccare il figlio,  o bambini che passano da un gioco all’altro in casa, senza neanche rendersi conto che non hanno neanche concluso un attività. Ecco, in questo caso dovremmo essere noi adulti a fermarci con loro. A dare regole chiare e semplici: “se metti prima a posto si gioca ad altro”. ” Se devi mangiare si mangia seduti al tavolino” ” “Se urli e strilli, ti siedi su una sedia, ti calmi e quando hai smesso di piangere ne riparliamo”.

POCHE REGOLE, MA VANNO RISPETTATE.

Non servono chissà che elenchi di divieti e, peggio, detti al momento sbagliato e al modo sbagliato. Quando arriva un bambino in una coppia, tutto cambia, e proprio per il benessere di tutto il nucleo familiare vanno proposte poche regole e chiare, da mostrare al bambino per primi noi stessi e, soprattutto, non cedendo  di fronte alle loro urla, ai loro piagnistei. I bambini sono piccoli uomini in divenire, non sono sciocchi  e quindi basta, appunto, abituarli ad un no, basta avere la pazienza di sopportare un pianto più prolungato del solito, che sicuramente può insegnare molto al bambino piuttosto di un si’ detto solo per non sentirlo piangere.

Che adulto può essere, un bambino che dai suoi genitori non abbia imparato a gestire un no?

a cura della dott. sa Chiara Cupini,
pedagogista