In questo articolo abbiamo raccolto una selezione di poesie e di filastrocche dedicate al papà.

TEMPO BELLO CON PAPÀ

Patrizia Mauro

Per la tua festa, caro papà,
ho qui un regalo che ti piacerà:
qualcosa di nuovo, prezioso e carino
che non mi costa nemmeno un soldino!
Lo vuoi sapere, papino buono,
cosa ho pensato di farti in dono?
Tempo per ridere e per stare insieme,
per dirti quanto ti voglio bene,
ore a giocare con le costruzioni
dimenticando le preoccupazioni,
tempo per leggere insieme una storia,
per divertirci facendo baldoria
e, per sconfiggere la tua stanchezza,
dolci momenti di tenerezza.
Questo regalo non l’ho trovato
su uno scaffale del supermercato
ma nel mio cuore di bambino
che vuole averti ogni ora vicino.

L’ ABBRACCIO DEL PAPÀ

Patrizia Mauro

Il tuo abbraccio, papà
è grande più del mare:
mi stringi forte al cuore
e mi sai consolare.
Il tuo abbraccio, papà,
è caldo più del sole:
mi guida e mi incoraggia
più di mille parole.
Il tuo abbraccio, papà,
è come il cielo blu:
brilla di mille stelle…
la più bella sei tu!

Questa è la filastrocca illustrata:

Clicca qui per scaricare questa filastrocca per il papà.

CHE BONTÀ!

Patrizia Mauro

Mi voglio trasformare in un cuoco speciale
per prepararti, babbo, un pranzo originale:
un antipasto fresco a base di bacini,
poi coccole rotonde come dei tortellini,
un piatto di carezze tenere e delicate
col contorno leggero di gioia e di risate.
Per chiudere in bellezza questo pranzo speciale
ho tutta la dolcezza che un bimbo ti sa dare!

Ecco la filastrocca illustrata:

poesie e filastrocche festa del papà

Clicca qui per scaricare la filastrocca illustrata.

AL PADRE

di Salvatore Quasimodo

Dove sull’acque viola
era Messina, tra fili spezzati
e macerie tu vai lungo binari
e scambi col tuo berretto di gallo
isolano. Il terremoto ribolle
da due giorni, è dicembre d’uragani
e mare avvelenato. Le nostre notti cadono
nei carri merci e noi bestiame infantile
contiamo sogni polverosi con i morti
sfondati dai ferri, mordendo mandorle
e mele dissecate a ghirlanda. La scienza
del dolore mise verità e lame
nei giochi dei bassopiani di malaria
gialla e terzana gonfia di fango.
La tua pazienza
triste, delicata, ci rubò la paura,
fu lezione di giorni uniti alla morte
tradita, al vilipendio dei ladroni
presi fra i rottami e giustiziati al buio
dalla fucileria degli sbarchi, un conto
di numeri bassi che tornava esatto
concentrico, un bilancio di vita futura.
Il tuo berretto di sole andava su e giù
nel poco spazio che sempre ti hanno dato.
Anche a me misurarono ogni cosa,
e ho portato il tuo nome
un po’ più in là dell’odio e dell’invidia.
Quel rosso del tuo capo era una mitria,
una corona con le ali d’aquila.
E ora nell’aquila dei tuoi novant’anni
ho voluto parlare con te, coi tuoi segnali
di partenza colorati dalla lanterna
notturna, e qui da una ruota
imperfetta del mondo,
su una piena di muri serrati,
lontano dai gelsomini d’Arabia
dove ancora tu sei, per dirti
ciò che non potevo un tempo – difficile affinità
di pensieri – per dirti, e non ci ascoltano solo
cicale del biviere, agavi lentischi,
come il campiere dice al suo padrone:
“Baciamu li mani’. Questo, non altro.
Oscuramente forte è la vita.

PAPÀ, RADICE E LUCE, PORTAMI ANCORA PER MANO

di Maria Luisa Spaziani

Papà, radice e luce, portami ancora per mano
nell’ottobre dorato del primo giorno di scuola.
Le rondini partivano, strillavano:
fra cinquant’anni ci ricorderai.

SABBIA E SPUMA

di Kahlil Gibran

Per sempre camminerò su questi lidi,
Tra la sabbia e la spuma,
L’alta marea cancellerà le mie orme,
E il vento soffierà via la spuma.
Ma il mare e la spiaggia rimarranno
Per sempre.

MIO PADRE

di Antonio Machado

Io ho quasi un ritratto
del mio caro padre, nel tempo,
ma il tempo se lo porta via…
Mio padre nel giardino di casa nostra
mio padre tra i suoi libri, che lavora.
Gli occhi grandi, l’alta fronte
il viso scarno, i baffi lisci.
Mio padre nel giardino della nostra casa
medita, sogna, soffre, parla forte.
Passeggia. Oh padre mio ancora
sei lì e il tempo non ti ha cancellato!
Ormai sono più vecchio di te, padre mio,
quando mi baciavi.
Ma nel ricordo, sono anche il bimbo che tu
conducevi per mano.

IL PADRE

di Pablo Neruda

Terra dalla superficie incolta e arida
terra senza corsi d’acqua né strade
la mia vita sotto il sole trema e si allunga.
Padre, i tuoi dolci occhi non possono nulla
come nulla poterono le stelle
che mibruciano gli occhi e le tempie.
Il mal d’amore mi tolse la vista
e nella fonte dolce del mio sogno
una fonte tremante si rifletté.
Poi … chiedi a Dio perché mi dettero
ciò che mi dettero e perché poi
incontrai una solitudine di terra e di cielo.
Guarda, la mia giovinezza fu un candido germoglio
che non si aprì e perde
la sua dolcezza di sangue e vitalità.
Il sole che tramonta e tramonta in eterno
si stancò di baciarla … È l’autunno.
Padre, i tuoi dolci occhi non possono nulla.
Ascolterò nella notte le tue parole:
… figlio, figlio mio …
E nella notte immensa
resterò con le mie e con le tue piaghe.

 

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