Tutti noi abbiamo a disposizione uno strumento quasi magico, che ha il potere di cambiare il mondo: le parole. Ma sappiamo utilizzarle nel modo giusto? In effetti, la buona comunicazione non si studia a scuola e ciascuno – chi più, chi meno – deve impararla sul campo.

Di solito ci concentriamo sugli usi sbagliati del linguaggio: ci dicono di non urlare, di non usare parole di scherno, che le parole possono ferire. Ma nessuno si preoccupa di insegnare come usarle al meglio, per migliorare la vita di chi ci sta vicino! E allora, ecco qualche spunto per una comunicazione più ricca, ma soprattutto positiva.

Usate parole sincere 

Ingannare chi vi ascolta non è mai una buona soluzione: meglio un silenzio ben ponderato! Le bugie (dal potere forte e sgradevole) non rendono certo felice chi le racconta; al contrario, sono fonte di ansia, preoccupazione e tensioni. Soprattutto quando ci si rivolge ai bambini, usare parole schiette è un’ottima soluzione per costruire un legame di fiducia reciproca.

Usate parole piene di entusiasmo 

Nel nostro mondo siamo spesso distratti. Anzi, troppo spesso distratti. Così, però, finiamo per perdere la meraviglia e l’entusiasmo verso la vita. Questo rischio è particolarmente serio per i più piccoli. Quando parliamo, cerchiamo di allenarci a far trasparire le nostre emozioni, le nostre aspettative. La vita non è un bluff, o almeno, non sempre: concedetevi dei momenti per voi stessi, in cui trasmettere un po’ di sano entusiasmo a chi vi circonda. Finirete per entusiasmarvi anche voi!

Usate parole incoraggianti 

La volontà è il segreto per il successo, ma ha bisogno di essere nutrita e incoraggiata. Il modo migliore per farlo è allenarsi ad utilizzare un linguaggio incoraggiante, positivo: parole per costruire, non per distruggere. Il discorso vale, amplificato, nel rapporto con i bambini: saperli incoraggiare al momento giusto è fondamentale per costruire una relazione sicura, un legame saldo ma non oppressivo. Farà bene anche alla loro autostima.


Due segreti della “buona comunicazione”

Parlare per sé: capita spesso di sentire discorsi con la pretesa di essere “nella testa degli altri”. Tuttavia, quando parliamo, stiamo esprimendo le nostre emozioni e il nostro punto di vista. Prendere coscienza di ciò è fondamentale per poter comunicare meglio. Secondo gli studi di Thomas Gordon, il modo migliore di comunicare è il cosiddetto “messaggio io“, quello che riflette il modo in cui ci si sente e il proprio punto di vista.

Un esempio:

E’ colpa tua – Quando tu non mi ascolti – Perché mi sento ignorato – Tu sei un egoista

è un messaggio che si concentra sul “tu”, addossando una grande responsabilità a chi ascolta. Al contrario, il corrispondente messaggio io potrebbe essere:

Mi sento triste quando non mi ascolti – Perché mi sento ignorato – e vorrei che tu mi considerassi di più.

Questo messaggio metterà maggiormente a suo agio chi ascolta, in quanto non gli addossa una colpa, ma lo chiama in causa per risolvere un problema.

Capire quando è meglio non parlare: ci sono momenti in cui una buona comunicazione non è possibile. Momenti di rabbia, di emozioni forti, di scarso autocontrollo. Succede, ed è normale; però, dovremmo allenarci ad esercitare il silenzio.

SPUNT-ESERCIZIO: cominciamo ad analizzare la nostra comunicazione dal tragitto casa-scuola (spesso, uno dei più frenetici e problematici). Che parole usiamo? Come rispondono i bambini? Potremmo renderlo migliore? Come? Ciascuno dovrà trovare le sue risposte ed esercitarsi in autonomia; la strada è in salita e non esiste una ricetta buona per tutti, ma cominciare da un piccolo momento ogni giorno è la soluzione migliore. Inizialmente sarà un piccolo “obbligo”, col tempo diventerà un’abitudine.

a cura di Matteo Princivalle






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