La storia della principessa splendente

Ieri sera sono finalmente riuscito a guardare LA STORIA DELLA PRINCIPESSA SPLENDENTE, film d’animazione giapponese che aspettavo da tempo. A incuriosirmi erano state le buone recensioni ma soprattutto lo stile delle animazioni, essenziale, austero e un po’ retro. Ed è subito stata magia…

Il racconto di un tagliabambù

Un anziano tagliatore di bambù, all’interno di una gemma di bambù, trova al suo interno una minuscola bimba, a cui darà il nome di Principessa. 
La bambina cresce a ritmo prodigioso, suscitando lo stupore dei genitori adottivi e dei ragazzi del villaggio, dei quali diventa amica. Un giorno, il tagliatore di bambù trova in un fusto un gruzzolo di pepite d’oro, una vera e propria fortuna. Ritenendole un dono mandato a Principessa, decide di trasferirsi con lei nella capitale e di farla vivere nel lusso e nella nobiltà, convinto che in tal modo avrebbe trovato la felicità. 

La trama è ripresa da un antico racconto della tradizione giapponese, che di quella cultura riprende il grande amore per la vita, l’ammirazione per la natura e il rispetto.
Un inno alla gioia, un invito a ricercare nella semplicità delle piccole cose il senso della vita, che non brilla certo perché adornata di gemme e preziosi, ma solo quando siamo noi a brillare per primi. Un film il cui insegnamento morale è di estrema attualità in un momento di crisi dell’uomo.

I temi della ricerca della felicità, del rispetto per la natura e dell’assurdità dei costumi del mondo sono dipinti con una pennellata poetica, ricca di tinte pastello delicatissime, è un’opera decisamente lontana dalla violenza visiva a cui siamo abituati. E’ un film che vuole suggestionare prima che stupire.

Un film per mamma e papà

Il ritmo della storia è lento, richiede una grande attenzione per essere apprezzato. Non credo che un bambino ne saprebbe cogliere la bellezza, probabilmente dopo mezz’ora sarebbe passato a migliori occupazioni. Per cui, ve lo sconsiglio come film da guardare dopo cena con tutta la famiglia.
Per i genitori, invece, è una pepita d’oro, una miniera di riflessioni artistiche. L’anziano tagliatore di bambù, insieme alla moglie, è devoto alla bambina che ha trovato, la considera un dono del cielo e la tratta con tutti i riguardi. Sarà proprio il suo amore sconfinato a causare a Principessa l’infelicità. Infatti, il padre è convinto che la miglior vita che possa fare sia alla corte imperiale, circondata di gioielli e ricchezze, educata come una nobildonna.

In queste parole credo si riconosca gran parte dei genitori moderni; non abbiate paura di ammetterlo: chi non desidera per il figlio una brillante carriera lavorativa, la fortuna economica e l’ingresso nella buona società? Tanti; sicuramente tutti coloro che spingono i figli a studiare “per diventare ingegnere, che poi sei sistemato”.
“La storia della principessa splendente” muove un’amorevole critica a questo stile educativo: Principessa non userà mai parole violente con i genitori e fino al suo ultimo istante sulla terra ricambierà il loro affetto, evidenziando però i danni di simili credenze.
Per un bambino, correre nei boschi all’inseguimento di un fagiano è un divertimento incomparabilmente più spassoso del rituale di corte; il bambino vuole divertirsi e anche l’adulto dovrebbe inseguire gioia e felicità. Questo film mostra come questa ricerca, ingannata dalla ricchezza, declini fino a condurre alla noia, al senso di vuoto.

L’insegnamento che se ne ricava è tutt’altro che un elogio della miseria, ma bensì un invito alla ricerca genuina della felicità, lontano dai luoghi comuni. Anche a corte ci sono momenti divertenti, ma il rigido rituale che viene imposto appiattisce il tempo della vita.

Assolutamente consigliato