Oggi parliamo di un bel problema: come insegnare a risolvere i problemi? Sembra banale, ma non lo è. Mamme e papà sono istintivamente portati a proteggere, a volte fin troppo, i loro cuccioli, spesso con il risultato di sostituirsi a loro.

Aiutare i bambini a risolvere un problema significa infondere fiducia o migliorare l’autostima.

Attenzione però: aiutare non significa risolvere al posto loro, ma insegnargli un metodo, mostrare la strada da percorrere. Questo il compito più difficile per un genitore: imparare a guidare, stando accanto, ma senza prendere il comando.

Di recente su Internazionale è apparso un articolo intitolato “Lo studente anatra e lo studente capovolto” che illustra un intervento della psicologa dello Sviluppo Daniela Lucangeli in merito alla classe capovolta. Ne riprendiamo una metafora molto significativa a nostro avviso: oggi, sempre più spesso, la scuola trasmette tante informazioni, in linea con una società che prevede flussi di comunicazione rapidi e multisorgente.
Si perde invece il verso senso dell’insegnare, lo sviluppo di quell’intelligenza sociale che prevede uno sforzo creativo nell’elaborare l’informazione e farla propria.

La stessa cosa accade quando ci accingiamo a risolvere un problema: dobbiamo elaborare le informazioni a nostra disposizione, analizzare il contesto,

Come si risolve un problema?

Vediamo insieme di capire come affrontare i problemi, lasciando la giusta autonomia ai piccoli nella sperimentazione, mantenendo al minimo il nostro coinvolgimento diretto. Il problem solving si contraddistingue per sei fasi che ciascuno di noi mette in atto, più o meno consapevolmente. Ve le elenchiamo di seguito, possono costituire un punto di partenza per “organizzare i lavori

Ti sembra di capire bene qual è il problema? Sei pronto a pensare a possibili soluzioni?

Credi di aver esaurito le soluzioni possibili? Hai idee sufficienti per iniziare a valutarle?

Mi sembra che tu sappia qual è la soluzione migliore.

Ti sembra di preferire una delle soluzioni proposte?

Ora che hai scelto la soluzione migliore, cosa devi fare per metterla in pratica?

Ora pensa a come farai a sapere se la tua soluzione funziona davvero. Potresti stabilire un momento per valutare se la tua decisione stata buona.


Thomas Gordon, autore di  “Né con le buone, né con le cattive” ci suggerisce un processo ancora un po’ più articolato. Secondo l’autore, nell’approcciare un problema, può essere utile porsi una serie di domande che possono aiutare il bambino a muoversi in autonomia:

Ricordate poi una cosa fondamentale: non sempre i bambini vi chiedono aiuto perché vogliono aiuto. Spesso lo fanno per avere un incoraggiamento, per sentirsi sorretti dalla vostra fiducia. Abituatevi ad ascoltarli e a spronarli a fare da sé, senza mai abbandonarli. In questo modo si sentiranno accettati e si muoveranno sempre più spediti verso la conquista dell’indipendenza.

Un gioco per imparare: tetris

tetris di legno colorato

Se volete insegnare ai bambini a risolvere i problemi in modo naturale, potreste provare con un gioco. Secondo noi tra i migliori c’è il tetris di legno. Un gioco che combina il problem-solving e la percezione dello spazio. Una vera e propria palestra cognitiva.

Consigli prima di cominciare?

  • Ricordatevi che il gioco è libero: non forzate i bambini a fare
  • Le prime volte giocate con loro, in modo da coinvolgerli il più possibile
  • Non aspettatevi che giochino come voi: i bambini spesso si distraggono per un nonnulla!
  • Leggete la nostra guida dedicata al tetris

Se non avete il tetris di legno, lo trovate qui, anche in versione 3D. Se vi sentite creativi, realizzatene uno con delle tessere di cartone colorato. Potete ispirarvi al modello qui sopra: è semplice!

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