Pronto soccorso emotivo per genitori: come fare ordine dentro di sè con il decluttering emotivo

Il pronto soccorso emotivo: il nostro benessere significa felicità per i piccoli

Abbiamo sottolineato più volte, di recente, l’importanza del genitore come punto di riferimento emotivo per i bambini. Proprio come gli allenatori di atletica, i genitori hanno il compito di insegnare strategie per affrontare gli alti e i bassi della vita.
Si tratta di un lavoro che parte da se stessi: per essere buoni modelli da imitare, occorre innanzitutto comunicare con i figli ed instaurare un clima di fiducia, comprendere i segnali di disagio, controllare e gestire al meglio le emozioni. Si tratta di un percorso articolato che richiede tempo e pazienza: lo stesso Daniel Goleman, uno dei principali studiosi in materia, sostiene che “la competenza emotiva non può essere migliorata nell’arco di una notte, dal momento che il cervello emotivo impiega settimane o mesi – e non ore o giorni – a cambiare le proprie abitudini.
Sempre Goleman sottolinea un aspetto fondamentale della questione, ovvero il fatto che “le persone apprendono nuove capacità più efficacemente se hanno ripetute opportunità di esercitarle nell’arco di un lungo periodo di tempo, invece di dover concentrare la stessa quantità di esercizio in un’unica seduta intensiva”.
Gli effetti di questo percorso, lo ribadiamo, sono estremamente benefici perchè implicano una condizione di vita emozionalmente più sana.
Per intraprendere un percorso di allenamento emotivo occorre però focalizzare per prima cosa l’attenzione su noi stessi, poichè come adulti abbiamo il compito di accrescere la consapevolezza di ciò che siamo ed esercitare empatia.
Parliamo a questo proposito di decluttering emotivo, ovvero di una serie di esercizi che richiedono un po’ di tempo per analizzarci e fare pulizia tra le nostre emozioni.
Proprio come quando riordiniamo casa, anche il nostro cervello ed il nostro cuore hanno bisogno di momenti in cui si elimina il superfluo, mantenendo ciò che veramente conta.

Come fare pulizia tra le emozioni: il decluttering del cuore

Gli studi in materia evidenziamo come un basso grado di autostima renda più vulnerabili allo stress e all’ansia. In questo contesto i fallimenti e i rifiuti fanno più male e ci vuole più tempo per riprendersi.
Per questo è importante, di fronte ad un evento negativo, imparare a rianimare l’autostima. Come? Facendo gli allenatori emotivi di noi stessi. Ci spieghiamo meglio. Nel fronteggiare un dolore psicologico, occorre esercitare la stessa compassione che ci aspetteremmo da un buon amico. Dobbiamo individuare le nostre abitudini psicologiche insane e cambiarle.“Come stai?” è la domanda che porremmo a un conoscente che non vediamo da tempo. Proviamo a proporla a noi stessi e rispondere con sincerità.

Se emerge qualche pensiero, disagio, emozione o sentimento che scuote i propri schemi interni occorre innanzitutto far emergere quello più evidente e isolarlo.
Lavoriamo sulle emozioni come fossero fotografie: passiamole in rassegna, focalizziamo l’attenzione su quelle che ci creano ansia o disagio e proviamo a riflettere su sul momento in cui è più evidente la difficoltà, la persona che lo causa, i nostri sentimenti a riguardo.

Una volta individuato ciò che ci turba, proviamo a stabilire l’intensità con cui avvertiamo il fastidio di fronte all’evento negativo.
Se è di lieve entità proviamo a osservare l’evento, la situazione che genera stress, da lontano, come fosse una nuvola che oscura il nostro cielo interiore. Ricordiamoci che sovente, se è un’emozione difficile (paura, rabbia, invidia, gelosia, vergogna ma anche felicità), sta sorgendo per proteggerci da qualcosa.

Se invece è un pensiero negativo ricorrente, e torna a ondate nonostante il tentativo di tornare a te stesso, sperimentiamo il “pronto soccorso emotivo”, distraendoci per qualche minuto e concentrandoci su qualcosa di piacevole e costruttivo. Solo dopo questo esercizio torniamo a pensare all’evento che ci turba.
Sembrano banalità, ma spesso ci boicottiamo inconsapevolmente, convinti di stare facendo proprio ciò che ci corrisponde di più, mentre stiamo solo obbedendo a schemi che ci siamo costruiti, che un tempo forse erano funzionali a proteggerci, ma che ora sono inutili, se non dannosi.

Ogni tanto, che sia prima di alzarci, di bere una tazza di caffè, di scrivere una mail o di immergerci nel traffico, proviamo a respirare e a ricordarci che – qualunque siano i problemi che stiamo attraversando – siamo sempre noi, presenti in questo momento, che è solo nostro. Qualche volta, la cosa di cui davvero abbiamo bisogno è una cosa semplice, tutto sommato immediata: basta essere abbastanza presenti a noi stessi da farla, senza rimandare oltre. E nel caso del respirare, di farla e basta. E le emozioni, allora, diventano più maneggevoli e spesso si sistemano da sole.

 Essere genitori vuol dire affrontare il cambiamento

In uno dei suoi libri, la puericultrice inglese Tracy Hogg scrive “parenting is change”. Come genitori siamo chiamati ad affrontare i continui cambiamenti (fisiologici, evolutivi, di conquiste, scoperte, spinte all’autonomia) con l’ascolto dei momenti in cui è necessario riconoscere e contenere le emozioni. Il cambiamento che ci viene richiesto non è solo negli atteggiamenti, ma anche nelle modalità e nelle percezioni dell’ascolto.
Siamo un po’ come gli aerei, che non hanno una rotta perfettamente dritta, ma avanzano per continue correzioni.
La sfida di un allenatore emotivo, un genitore in primis, consiste non solo nel correggere continuamente la rotta, ma anche nell’essere sempre pronto e attento a cambiare la sintonizzazione della radio di bordo.
Solo individuando la giusta frequenza possiamo continuare a proseguire sulla rotta desiderata e più fattibile per noi e per chi sta crescendo con noi.
Per farlo e per insegnare ai nostri figli a fare lo stesso, occorre essere capaci di distinguere e gestire le proprie emozioni, positive e negative.
Ecco perchè è così importante il decluttering e il pronto soccorso emotivo.
Le emozioni cambiano perché entriamo in relazione con loro, cresciamo, o cambiamo, o ci evolviamo.
E ovviamente cambiano perché affrontiamo dei cambiamenti.

A cura di Alessia De Falco