La conversazione rappresenta uno scambio comunicativo primario, sin dalla più tenera età. I bambini sviluppano competenze linguistiche, al netto di difficoltà particolari, in modo rapido ed efficiente. Tuttavia, non sempre la predisposizione innata alla socializzazione e al linguaggio viene alimentata con adeguati stimoli ambientali.

Il ruolo degli adulti diventa dunque cruciale per far fiorire la capacità di comunicare bene nel bambino, non solo attraverso l’insegnamento e la correzione esplicita (“Non si dice così, devi dire …), ma anche attraverso l’esempio. Oggi parliamo di comunicazione in pubblico e del perché può essere utile insegnarla ai bambini.

Comunichiamo meglio se ascoltiamo bene

Spesso, durante una conversazione, il repertorio che viene offerto al bambino non è sufficientemente ampio o complesso da permettere di sperimentare delle situazioni che si possono presentare nel corso della vita. La relazione con gli adulti è generalmente asimmetrica.

Un adulto si rivolge a volte al bambino dicendo: “Stai zitto!”. Il contrario non è replicabile. Premesso che un’espressione di questo tipo non è mai produttiva, in nessun contesto, occorre insegnare ai bambini che ciò che hanno da dire è importante per noi. Riuscire a comunicare bene è più facile se abbiamo imparato ad essere rispettosi verso gli altri attraverso l’ascolto.

Verbalizziamo le emozioni

Il secondo punto riguarda le emozioni, una risorsa che serve a conoscere se stessi e a vivere insieme gli altri. Gli adulti possono insegnare a riconoscere le proprie emozioni, verbalizzandole. Chiedere a un bambino cosa sta provando in un determinato momento (“sei annoiato perché non hai niente con cui giocare?”, “sei arrabbiato perché ti hanno tolto il gioco?”, “sei spaventato per qualcosa?”) lo aiuta ad assegnare un nome a ciò che sente.

Invitiamo i bambini a giocare con le emozioni, assegnando loro un colore o disegnando il proprio stato d’animo.

Facciamo una prova di public speaking

Lo sviluppo cognitivo si basa anche sulla ricerca di soluzioni creative ai problemi. Un esempio può essere quello di provare a vincere la paura di esprimere le proprie idee, attraverso un esercizio di public speaking.

Si tratta di un insieme di tecniche utilizzate in azienda per imparare a parlare in pubblico in modo efficace e disinvolto. Insegnarle ad un bambino, in maniera magari semplificata, può aiutarlo nel difficile compito di imparare ad esprimere le proprie opinioni con chiarezza e, come passaggio successivo, a dialogare bene.

Più incoraggiamo i piccoli a parlare, maggiore è la probabilità che da adolescenti la loro autostima aumenti. Il dialogo è uno strumento per costruire la fiducia e la motivazione. Di seguito qualche spunto su cui lavorare.

Insegniamo ad essere gentili e ascoltare

Come dicevamo, il dialogo nasce dalla capacità di ascoltare. Parlare in pubblico serve anche ad allenare questa componente, in noi stessi e nei nostri interlocutori. Ricordiamo sempre ai bambini di non deridere o motteggiare chi sta parlando e di applaudire alla fine per dare un segnale positivo di incoraggiamento. Incoraggiamo i bambini a porre domande educatamente

Dialogare e parlare in pubblico sono azioni che si basano su una corretta interazione: è importante che i bambini acquisiscano l’abilità di fare domande in relazione a qualcosa che hanno appena imparato a conoscere, senza viverlo passivamente.

Insegniamo che il pubblico ci ascolta se parliamo ad un giusto tono di voce

Urlare o, al contrario, parlare a bassa voce, non sono abitudini utili per l’ascolto. Insegniamo ai bambini a lavorare sulla voce, mostrando loro che, ad esempio, abitudini come masticare una gomma o giocare con il proprio vestito mentre si parla, non aiutano a comunicare bene. Ci sono tanti segnali non verbali che mandiamo.

Anche il corpo è un veicolo di comunicazione e ci aiuta ad essere più espressivi. Ma occorre conoscerlo e imparare a controllare espressioni e posture.

Creiamo uno spazio da dedicare alla parola e all’ascolto

A volte non riusciamo a parlare in pubblico, anche banalmente tra le mura domestiche, perché non troviamo un posto confortevole dove rilassarci. Inventiamo il “corner delle chiacchiere”, un luogo della casa che sia una piccola arena in cui parlare. Possiamo provare a personalizzarlo con qualche cuscino colorato o creando una sorta di piccolo teatro rimovibile. Usare la rappresentazione in questi casi aiuta a raccontarsi, proiettandosi in un mondo fantastico.



a cura di Alessia de Falco

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