QUALE SARÀ IL FUTURO DELL’IMMAGINAZIONE?

italo calvino

Italo Calvino, in una delle sue lezioni americane, ha posto il problema del futuro dell’immaginazione:

“Quale sarà il futuro dell’immaginazione individuale in quella che si usa chiamare la «civiltà dell’immagine»? Il potere di evocare immagini in assenza continuerà a svilupparsi in un’umanità sempre più inondata dal diluvio delle immagini prefabbricate? Una volta la memoria visiva di un individuo era limitata al patrimonio delle sue esperienze dirette e a un ridotto repertorio d’immagini riflesse dalla cultura; la possibilità di dar forma a miti personali nasceva dal modo in cui i frammenti di questa memoria si combinavano tra loro in accostamenti inattesi e suggestivi. Oggi siamo bombardati da una tale quantità d’immagini da non saper più distinguere l’esperienza diretta da ciò che abbiamo visto per pochi secondi alla televisione. La memoria è ricoperta da strati di frantumi d’immagini come deposito di spazzatura, dove è sempre più difficile che una figura tra le tante riesca ad acquistare rilievo.
Se ho incluso la Visibilità nel mio elenco di valori da salvare è per avvertire del pericolo che stiamo correndo di perdere una facoltà umana fondamentale: il potere di mettere a fuoco visioni a occhi chiusi, di far scaturire colori e forme dall’allineamento di caratteri alfabetici neri su una pagina bianca, di pensare per immagini. Penso a una possibile pedagogia dell’immaginazione che abitui a controllare la propria visione interiore senza soffocarla e senza d’altra parte lasciarla cadere in un confuso, labile fantasticare, ma permettendo che le immagini si cristallizzino in una forma ben definita, memorabile, autosuffciente, «icastica»”.

La questione è tuttora aperta: abbiamo compreso a fondo la natura della civiltà dell’immagine? Che ruolo hanno in essa le storie? Stiamo costruendo nuovi percorsi o ci stiamo perdendo nel labirinto dell’abbondanza?

FONTI

I. Calvino, Lezioni americane, Mondadori, Milano, 1993, pag. 102-103