Quali obiettivi per l’educazione ambientale?

L’educazione ambientale è un tema estremamente attuale. Proprio la sua attualità, però, non deve trarre in inganno: come tutti gli interventi educativi deve mantenere un atteggiamento critico rispetto ai messaggi dei media e deve individuare con precisione uno scopo (vision) e i mezzi necessari a raggiungerlo (mission).

Lo scopo (vision)
Lo scopo dell’educazione è quello di produrre abiti mentali, mentalità composte da una parte riflessiva e una parte attiva. La riflessione, senza azione, è inutile. D’altro canto, l’azione senza riflessione è pericolosa. Se facciamo educazione ambientale, il nostro scopo è quello di formare bambini e ragazzi capaci di riflettere in modo critico sull’ambiente e sui messaggi lanciati dai media a proposito di ambiente e clima. Ma non possiamo fermarci qui: dobbiamo educare all’azione (intesa non tanto come attivismo politico quanto piuttosto declinata nell’azione individuale) e alla creazione di reti di azione.

I mezzi (mission)
Per giungere all’abito mentale che desideriamo abbiamo due potenti strumenti. Da un lato gli esercizi legati al pensiero critico; dall’altro le abitudini. Pensare in modo critico vuol dire, a partire da una serie di dati, comprendere i problemi ed elaborare delle soluzioni. Costruire delle abitudini, invece, significa individuare un certo numero di comportamenti da introdurre nella routine quotidiana e da monitorare con costanza. Le abitudini, da sole, non bastano a costruire un abito mentale. Tuttavia, combinate all’esercizio del pensiero critico sono uno strumento educativo estremamente efficace.

Se perdiamo di vista questi due fondamentali, il nostro intervento è in pericolo. Inoltre,esporremo i nostri bambini (figli o alunni che siano) a due seri rischi:

  • se manca la pratica delle abitudini, rischiamo di produrre dei “liberi pensatori ambientali” che alla prova dei fatti, mettono in atto condotte assolutamente nocive per l’ambiente;
  • se manca il pensiero critico, rischiamo di produrre dei “burattini”, facile preda di chi, attraverso l’una o l’altra narrazione mediatica, persegue il suo interesse (a tutto danno della massa e dei nostri ragazzi).

Ecco alcuni esempi di attività mirate che si possono proporre negli ultimi anni del ciclo primario:

  • Pensiero critico: analisi dei consumi di energia elettrica e della provenienza dell’energia elettrica (trovate una traccia di lavoro nella nostra “Lettera a un/a manifestante per il clima“), lettura di una bolletta dell’elettricità, analisi dei problemi derivanti dal cambiamento climatico, adattamento al nuovo clima, prevenzione del nuovo clima, interessi economici e tutela ambientale, come i media possono distorcere le informazioni sul clima, analisi critica della figura dell’influencer ambientalista (che può essere utile, ma non è sufficiente a cambiare davvero), analisi critica dei nostri comportamenti quotidiani e del loro impatto.
    Il punto critico, parlando di pensiero critico, è seminare nei bambini pensieri che siano realmente critici e non semplici opinioni veicolate dai media. Dobbiamo insegnare loro ad amare l’ambiente, ma anche a dubitare delle narrazioni dominanti. Dobbiamo abituarli a formarsi una propria idea, analizzando i dati in modo oggettivo.
  • Abitudini: utilizzo delle borracce in classe, eliminazione delle merendine confezionate, raccolta differenziata, uso esclusivo di carta riciclata, riduzione dell’uso di carta a scuola (eliminazione dei libri di testo, eliminazione delle schede se già si usa il quaderno o eliminazione del quaderno se si usano le schede), ingresso e uscita da scuola a piedi e non in macchina, raccolta di rifiuti.
    Il punto critico, parlando di abitudini, è il monitoraggio nel tempo: almeno per il primo mese, dobbiamo tenere traccia costantemente del rispetto o meno dell’abitudine. Quest’operazione di monitoraggio insegnerà ai bambini autocontrollo, disciplina e grinta. Ottime basi per un futuro radioso.