Questa sera vi presentiamo Monia Scarpelli, mamma e scrittrice, autrice de “Le Fiabuffe

Vi hanno mai detto cose come: «Si vede che sei incinta hai una luce particolare» oppure «Una madre lo sa» o ancora «Non sentirai nemmeno il bisogno di mangiare, ti basterà vedere che il tuo bambino sta bene»?

A me sì e di luoghi più o meno comuni ne ho sentiti parecchi, alcuni anche con un fondo di verità. Sì perché la maternità ha questo fattore X che la rende un avvenimento pubblico: sarà la pancia protesa, saranno i fianchi larghi («che si sa che è una femmina quando i fianchi si allargano e non sei tutta pancia») o gli occhi che luccicano, ma di fatto ognuno ha da dire la propria sul tuo stato interessante. Sul fatto che sia interessante, poi, dovremmo sentire più campane. Io ero in attesa, speranzosa e gongolante sulla mia pancia sferica e, anche se vomitavo in media due volte al giorno (per tutta la gravidanza, fino alla sera prima del parto), ero felice come non mai. Quella felicità non l’ho smarrita mai da allora, però mi sono guardata intorno. Accanto alla mia normalità-quasi-privilegiata di donna in maternità con un lavoro che mi attendeva allo scadere dei mesi stabiliti e un marito che mi coccolava, ho visto tante future mamme in pena per un contratto non rinnovato, per un esame andato storto, per l’assenza di un aiuto quando la felicità si annacquava in tante lacrime e in un’ansia soffocante.

E non è tutto qui. Anche dopo la nascita e con le condizioni esterne più favorevoli alle quali potete pensare ci sono mille incognite di cui nessun luogo comune ti ha mai parlato: l’istinto materno è davvero così innato? E quando non dormi per tre notti di fila che succede al tuo lucidissimo pensiero di mamma perfetta? Quanto ti piace avere quest’odore che sembra renderti più simile a un prodotto caseario che non a un fiore o a una spezia? Il tuo corpo è davvero ancora tuo e basta? E quando tornerai a riconoscerlo per quello che era? Di quanti pezzi può comporsi l’anima di una mamma che vuole continuare a essere una compagna, un’amica, una figlia, una donna che lavora e che magari si diverte anche un po’?

Nessun consiglio e se arriva comunque non lo ascolterai troppo perché vuoi fare a modo tuo. Vuoi essere una mamma a modo tuo e vuoi realizzare appieno tutto quello che quel bambino ha portato da dentro te stessa, mentre usciva dalla tua pancia. E allora inventi…

C’era una volta una donna alta poco più di un fungo e con le sembianze di una fatina che incontrò una brutta strega lungo la strada. La strega le si avvicinò tanto che lei pensò che l’avrebbe mangiata e quando le fu così vicina da poterla respirare ebbe un solo pensiero: “Ecco adesso mi mangia e io non ho nemmeno avuto un figlio!”

Così quando la strega si allontanò, scomparendo all’orizzonte e portando con sé tutta la paura che aveva provocato, la donna-fatina si ricordò di quel pensiero e capì che tutto quello che desiderava in quel momento era diventare mamma.

Di lì a poco, la donna-fatina scoprì di aspettare un bambino o forse era lui che l’aspettava da qualche parte non troppo lontana perché arrivò proprio in fretta. Quando nacque, la donna pensò di non aver mai visto niente di più bello oltre a quelle ciglia scure e alla bocca carnosa da rock star. Col passare dei mesi, il bambino cominciò a sorridere spesso, a diventare curioso e a parlare usando dei suoni che lei non aveva mai sentito.

Così un giorno, mentre il piccolo dormiva profondamente (cosa che non capitava così spesso), la donna-fatina prese il suo computer, si sedette in riva al mare e scrisse. Cosa scrisse, chiederete voi? Bé scrisse di quei mondi fantastici a cui si era affacciata sentendo le prime parole di suo figlio. E scoprì che le fiabe, come i figli, nascono dai sogni, ma soltanto se li si ascolta.

Io in realtà scrivo dalla tenera età di due anni, all’epoca sui muri di casa. Ho scritto tanti pensieri che nessuno ha mai letto, poi due romanzi che sono stati pubblicati e infine un romanzo un po’ diario in cui parlo della nascita di una mamma mentre aspetta il momento in cui guarderà negli occhi il suo bambino.

Per lui, poi, ho scritto le mie Fiabuffe

Col tempo mi sono resa conto che dentro ogni fiaba non avevo solo messo una delle parole buffe che mio figlio aveva detto, ma anche un messaggio nella bottiglia, dei segnali di fumo che volevo ricevesse nel tempo. E non solo lui, ma tutti i bambini che avrebbero potuto leggere le mie fiabe.

Ognuno di quei messaggi attraversa il tempo e la mia vita per arrivare a quella di chi legge; ognuno di quei segnali di fumo porta un motivo di felicità. Alla fine, è la felicità l’unica eredità che vorrei lasciare con le mie parole e siccome quella preconfezionata non mi piace, mi accontento di lasciare qualche buona idea perché ci se ne possa creare una propria, in piena libertà.

Così mi sono inventata da quando è nata la mia piccola rock star e continuo a inventarmi ogni giorno: sono felice di conoscervi, sono Monia, sono una scrittrice e sto per diventare una mamma-coach. E prima di diventare mamma tutto questo non lo avevo nemmeno immaginato.

Leggete le Fiabuffe anche voi, con un clic: vai al libro.

Monia ha anche un sito tutto suo, dove trovate quello che ha pubblicato: vai al sito.

   

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