Raccontare storie è il modo migliore di educare alle emozioni

“Se davvero volessimo bene ai nostri bambini, non avremmo mai smesso di raccontar loro le storie, avremmo continuato a stupirli con la fantasia, le emozioni più grandi. In un’epoca di grandi trasformazioni della quotidianità e di tecnologie applicate all’educare, non c’è nulla di più moderno del racconto di una storia, nulla di più utile alla crescita psicologica di un bambino e quindi alla costruzione di una comunità cosciente. Il raccontare è infatti una forma straordinariamente efficace di pedagogia emotiva, uno strumento per costruire e saldare un rapporto affettivo.”
Paolo Crepet

La narrazione, ben prima di trasformarsi in uno strumento intellettuale (narrazione come istruzione, narrazione come indagine del mondo, narrazione come strumento di promuovere una causa), è un fatto emotivo, uno strumento sociale.
Quando raccontiamo mettiamo in scena le nostre emozioni.
Quando ascoltiamo ci nutriamo delle emozioni dell’altro e le rielaboriamo in una forma tutta nostra.
Raccontare una storia è un processo complesso: dobbiamo 1) comprendere cosa significa per noi quella storia, 2) trasmettere il nostro significato, 3) ricevere un feedback e infine 4) ricominciare da capo, con un’altra storia, arricchiti dall’esperienza precedente.
Se ascoltassimo cento madri e cento padri raccontare ai loro bambini la fiaba di Cappuccetto Rosso, scopriremmo duecento fiabe straordinarie nella loro unicità. Scopriremmo duecento modi di fare educazione emotiva e quattrocento persone incredibilmente arricchite da quell’esperienza.

Ecco perché vi suggeriamo: se vi stanno a cuore l’educazione emotiva, l’educazione affettiva, quella sentimentale, l’alfabetizzazione emozionale e tutte le altre – innumerevoli – forme di educazione che ruotano intorno al mondo delle emozioni, cominciate raccontando una storia.