La storia di Re Mida

re mida

Adattamento a cura di: Alessia de Falco & Matteo Princivalle

C’erano una volta due contadini che attraversavano un bosco per raggiungere i loro campi. Ad un certo punto intravidero una strana creatura addormentata ai piedi di un albero. Aveva le zampe da capra, coperte di pelo, la coda e due grosse corna da montone.

Era Sileno, un vecchio satiro. Sileno era stato il maestro del dio Dioniso, l’inventore del vino. Durante una festa si era ubriacato, era scappato dal palazzo del dio e dopo essersi perso si era addormentato nel bosco.

“Cosa facciamo?” chiese uno dei contadini.
“Non lo so. Se questo mostro si sveglia potrebbe attaccarci”.
“Potremmo ucciderlo”.
“Sei impazzito? E se fosse il servitore di qualche divinità? La sua vendetta cadrebbe su di noi”.
“E se lo portassimo da re Mida? Lui saprà cosa farne”.
“È una buona idea”.
“Leghiamolo stretto, così non potrà scappare né attaccarci”.

I contadini immobilizzarono il satiro con delle grosse funi, lo caricarono sul loro carretto e raggiunsero il palazzo del re, che li ricevette nel suo salone.

“Maestà, abbiamo trovato questo mostro nel bosco. Stava dormendo”.
“Perché l’avete disturbato?”
“Avevamo paura che si svegliasse e ci attaccasse”.
Re Mida si avvicinò alla creatura e si accorse che era un satiro.
“Ma questo è Sileno, il maestro del dio Dioniso. Slegatelo immediatamente”.
I contadini obbedirono e liberarono il satiro. Re Mida svegliò Sileno e lo accolse nel suo palazzo con tutti gli onori: per dieci giorni e dieci notti lo invitò ai suoi banchetti.

La mattina dell’undicesimo giorno, qualcuno bussò alle porte del palazzo.
“Chi è?” domandarono le guardie.
“Dioniso”.
Le guardie aprirono e si inchinarono al dio, poi lo condussero da re Mida.
“Sto cercando il mio satiro Sileno. Dieci giorni fa è scappato dal mio palazzo e l’ho cercato da Est a Ovest, senza trovarlo. Voi l’avete visto?”
Re Mida portò Dioniso nella sala dei banchetti: Sileno era lì, che mangiava, beveva e cantava. Il re lo riconsegnò al dio.

“Sono in debito con te, Mida”, disse il dio riconoscente. “Esprimi un desiderio e io lo esaudirò. Qualsiasi cosa”.
La cosa che re Mida desiderava più di tutte le altre era l’oro: trascorreva le sue giornate a contare le monete d’oro e i gioielli che possedeva e ne voleva sempre di più.
“Vorrei trasformare in oro tutto ciò che tocco”, disse re Mida. Era quello il suo desiderio. “Va bene” disse Dioniso, poi concesse al re questo potere e lasciò il palazzo insieme a Sileno.

Il re provò subito il suo nuovo potere: toccò un albero del suo giardino e questo si trasformò in oro. Provò con il pozzo e anche quello diventò d’oro massiccio. Re Mida provò a trasformare le case, le strade e le montagne: tutto ciò che toccava diventava d’oro. Per due giorni il re non fece altro che toccare tutto ciò che vedeva e il suo regno divenne il più ricco di tutti.

Il terzo giorno però, il re tornò a casa per mangiare; afferrò una grossa coscia d’agnello e quella … si trasformò in oro. Provò con una mela e diventò d’oro anche quella. Chiese a un servitore di dargli da mangiare, ma appena le sue labbra toccavano le pietanze, quelle diventavano d’oro, con il piatto e tutto il resto.

Il re scoppiò a piangere.
“Morirò di fame e di sete per la mia avidità”.
In quell’istante entrò nel salone sua figlia, la principessa. Vide il padre in lacrime e corse ad abbracciarlo, ma appena le sue braccia sfiorarono le spalle del re, anche la principessa si trasformò in una statua d’oro.

“Questa è una maledizione” disse re Mida, poi uscì dal palazzo e si mise in cammino per raggiungere il palazzo di Dioniso.
Quando arrivò al palazzo, chiese al dio di sciogliere l’incantesimo e di liberarlo da quel potere terribile.
“Sei sicuro?” domandò il dio. “Se scioglierò l’incantesimo non potrai più trasformare nulla”.
“Sono sicuro” rispose il dio.
“Vai al fiume che scorre qui vicino e immergiti. Il dio che vive nell’acqua laverà il tuo potere e tu tornerai come prima”.
Il re fece come aveva detto Dioniso: trovò il fiume e si immerse nell’acqua limpida e fredda. Il dio Pattolo, che viveva nel fiume, lavò via il suo potere. Da quel giorno, nascoste sul fondo del fiume, si possono trovare migliaia di pepite d’oro.

Re Mida tornò al palazzo e scoprì che tutto ciò che aveva trasformato in oro era tornato come prima, compresa sua figlia.
“Ti chiedo perdono” le disse abbracciandola, “sono stato uno sciocco; questa maledizione però mi ha insegnato che la ricchezza non porta nulla di buono. Ti prometto che da oggi governerò saggiamente”.
Re Mida mantenne fede alla sua promessa e il suo fu un regno felice.