Il regalo di Danny

Questo racconto fa parte della serie “Storie di paura“.

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Il regalo di Danny

Testo di: Maria Minniti

“Come vorrei partecipare anche io” sospirò Domitilla guardando il volantino della maratona cittadina attaccato all’ingresso della pizzeria di famiglia, dove quasi tutte le sere aiutava i suoi genitori. Il locale era ormai chiuso e mentre riordinava le piaceva abbandonarsi al sogno di poter gareggiare, dimenticando l’asma che la affliggeva fin da piccola. Adesso aveva quattordici anni ed era alta per la sua età, forse, chissà, avrebbe anche potuto vincere, forse chissà… Un rumore in cucina la riportò alla realtà. Corse a controllare trovando la dispensa aperta, ma non c’era nessuno.
La sera successiva accade la stessa cosa, e stavolta trovò una bruschetta all’aglio mangiucchiata sul tavolo, ma non mancava nulla. La volta dopo, invece, mancavano degli ingredienti dalla dispensa e qualcuno aveva anche provato a preparare una pizza prima di essere costretto alla fuga.
“Domani sera ti beccherò” esclamò risoluta la ragazza, e decise di aspettare il ladro nascosta sotto il tavolo armata di mattarello.
L’attesa non fu lunga, e ben presto udì qualcuno intrufolarsi furtivo dalla porticina di servizio.

“Chi va là?” strillò Domitilla spaventata, “Chi sei?”. Intravvide una sagoma che scattò fulminea facendole cadere mattarello e inalatore per l’asma per poi scomparire.

“Aiuto!” provò a gridare la ragazza, ma le mancava il respiro, e cercando l’inalatore finì sul mattarello che la mandò lunga distesa. Fu allora che vide il ladro, acquattato in un angolo del soffitto come un enorme pipistrello pronto a balzarle addosso…

“Scusa” mormorò la creatura planandole accanto per poi tenderle la mano “Non volevo spaventarti, mi dispiace. Non stai bene?”. Domitilla indicò ansimando l’inalatore, che il ragazzo si affrettò a porgerle. Perché in effetti la creatura era un ragazzo, e Domitilla pensò che fosse anche carino, a parte il pallore e lo stile un po’ troppo retrò nel vestire.

“Ora sto bene” rispose Domitilla sistemandosi i capelli, “Solo che a volte faccio fatica a respirare”.
“Io invece non respiro proprio” rispose lui mostrando i lunghi canini in un simpatico sorriso. ” Mi chiamo Donovan, Danny per gli amici. Ma non ho molti amici, perché sono diverso dagli altri vampiri”. Ora Danny sembrava triste.
“Anche io sono diversa” lo consolo’ Domitilla “Non ho mai potuto giocare e correre come gli altri”.
“È molto triste” rispose Danny, “Era così bello correre e giocare al Sole. Ormai non posso più, ma mi piacciono le cose che sanno di Sole, i pomodori freschi, le zucchine , le olive e anche l’aglio, che gli altri vampiri non sopportano. Quindi non sopportano neanche me, a parte zia Dorotea che abita nella villa qui dietro. Sono qui per il suo complesecolo, poi tornerò in Transilvania”.
Domitilla sorrise: Dorotea, la sua prof. di matematica! Aveva sempre sospettato che non fosse umana.
“Scusami per essere entrato qui come un ladro” seguitò Danny, “ma la voglia di pizza era troppa”.
“Non c’è bisogno di rubare; che ne dici di prepararne una insieme? ” propose la ragazza.
“Ci sto! ” sorrise lui ” Una grande pizza con pomodori, olive, acciughe e tanto, tanto aglio”.
Scherzando e chiacchierando i due ragazzi cucinarono una favolosa pizza, e non fu l’ultima; le serate di Domitilla non erano più solitarie e malinconiche, ma allegre e divertenti.
Finché una sera Danny le annuncio che sarebbe tornato in Transilvania; gli mancavano troppo i suoi boschi e il villaggio in cui era nato e dove ormai da secoli non metteva più piede. Ora che si sentiva più sicuro aveva intenzione di farvi ritorno e di aprire una pizzeria.
“È un’ottima idea” rispose Domitilla sforzandosi di sorridere, ma le sfuggì una lacrima. ” Tieni, un piccolo regalo”. Era uno spray per l’alito al gelsomino notturno, il profumo preferito dai vampiri. “Così la tua famiglia non sentirà più l’odore dell’aglio e non ti rifiuterà” spiegò lei.
“Grazie” mormorò Danny sfiorandole la guancia con le labbra, “anch’io ho un regalo per te”.
Lei chiuse gli occhi.
” Ahi!” esclamò riaprendoli di colpo. Danny era sparito in un venticello che sapeva di gelsomino. Si guardò allo specchio e sulla guancia aveva un buffetto rosso che svanì il giorno dopo. Con quel piccolo morso svanì per sempre anche l’asma, e Domitilla crebbe sana e forte realizzando il suo sogno di correre. Vinse molte gare, l’ultima all’età di 105 anni, e a chi le chiedeva il segreto della sua longevità rispondeva: “L’amicizia”.

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