Rischi e pericoli: con pensiero creativo e senso critico diventano opportunità

Che cos’è il diritto al rischio? Perché bisogna imparare a rischiare?

In un mondo sempre più ovattato, in cui i genitori sono, a volte forzatamente, iperprotettivi, capire l’importanza dell’educazione al rischio è estremamente importante. Sin dalla più tenera infanzia si cerca la massima sicurezza: una delle prime avvertenze è coprire gli spigoli dei mobili con i paracolpi. Successivamente ci si preoccupa di tutelare il bambino che entra in contatto con il mondo esterno, minacciato da bulli, male intenzionati, ambienti ostili.

Una volta si cadeva e, di fronte a un ginocchio sbucciato, ci si sentiva dire: “Sciacqualo che passa”. Oggi si creano ambienti ad hoc, sicuri, per evitare al massimo che ci possa far male. Sono precauzioni assolutamente utili, talvolta necessarie: fanno però parte di un modus vivendi che si estende anche ad altri ambiti della vita e che finisce per pervaderla in maniera non costruttiva. Riducendo al minimo il rischio, si limita in qualche modo la possibilità di fare esperienze, positive o negative, utili per la crescita.

Impariamo a vivere il rischio come opportunità di crescita

Che fare? Sicuramente il mondo di oggi non ci consente la libertà di azione di una volta: i bambini non corrono per i campi, non sperimentano più di tanto attività all’aria aperta, nelle metropoli non possono interagire con gli adulti con la serenità che le piccole comunità di una volta consentivano. E’ un mondo sotto vuoto, artificiale, pilotato. E forse è giunto il momento di cambiarlo, almeno un po’.

In un articolo di qualche tempo fa abbiamo scritto: “Lasciateli cadere. impareranno a rialzarsi”. Gestire il rischio in un contesto familiare significa proprio questo: proteggere i bambini senza tarpare loro le ali. Vigilare su di loro, ma non soffocarli. Non è semplice, dinanzi a tutte le minacce reali e virtuali di cui sentiamo quotidianamente parlare. Ma una soluzione c’è.

Impariamo, come genitori, a intendere il rischio nella sua accezione più antica e più pura. In finanza, un ambito lontano anni luce da questo portale e dai temi dell’educazione che affrontiamo ogni giorno, si cita spesso l’ideogramma che indica la parola crisi e che racchiude al suo interno il concetto di rischio e di opportunità, contemporaneamente. In famiglia, dovremmo provare a insegnare ad affrontare i rischi vivendoli proprio così: come una sfida, ma anche come una fonte di crescita, di cambiamento. Di seguito vi proponiamo due spunti per far sì che l’educazione al rischio si concretizzi in un reale percorso di crescita per tutto il nucleo familiare: impariamo/insegniamo il pensiero critico ed il problem solving.

Combattiamo l’analfabetismo funzionale potenziando il senso critico

I bambini devono, con il nostro aiuto, imparare a chiedersi il perché delle cose, senza mai dare nulla per scontato. In un mondo dove l’analfabetismo funzionale dilaga, questo è un buon modo per confrontarsi con il mondo, sicuri di sé e del proprio pensiero. Invitiamo i più piccoli ad elaborare spiegazioni e seguire ragionamenti complessi vagliando possibili scenari. Incoraggiamoli a farsi domande sempre più specifiche e dedichiamo loro tempo per dedurre le risposte.

Quando le spiegazioni non sono univoche, ragioniamo insieme sul perché si sceglie un’argomentazione anziché un’altra. “Le femmine non sono brave ad arrampicarsi”. Non tagliate corto. Chiedete di spiegare l’affermazione e ragionate sull’eventuale pregiudizio, anche quando sembra un argomento poco significativo. Progressivamente allenerete i bambini a sviluppare senso critico, fondamentale per valutare le situazioni, ragionando con la propria testa.

Risolviamo i problemi con la creatività

Usare la creatività serve non solo a intrattenere i bambini nel tempo libero, ma anche a cambiare la visione globale, a considerare le cose da punti di vista diversi, trovando soluzioni alternative. Il pensiero creativo serve ad affrontare le sfide quotidiane, trasformandole in opportunità di crescita. Uno dei metodi per gestire una criticità, arrivando a una soluzione innovativa, consiste nella ri-definizione del problema. E’ un metodo che viene spesso proposto nei contesti aziendali, ma che può funzionare anche in famiglia. Abituiamoci a pensare creativo, ad avere una visione che vada oltre l’emergenza contingente. A questo proposito vi suggeriamo due gioco-esercizi semplicissimi, che probabilmente conoscete già. Provateli con i bambini, sono una palestra semplice e motivante per allenare il problem solving creativo, abituando i piccoli a ragionare ed inventare soluzioni personali.

Gli indovinelli

E’ un classico e si può provare dai sei anni in su. Un giocatore pensa ad un oggetto qualsiasi e l’altro deve indovinare cos’è tramite una serie di domande come: Di che colore è? E’ grande o piccolo? Si trova in casa? Si usa a scuola? Si mangia? Si usa per lavorare? ecc…ecc…. Man mano che si fanno le domande, si comincia a disegnare un ritratto mentale dell’oggetto finché non lo si indovina. Vi divertirete di più inventandovi domande originali! Per i più creativi, c’è un esercizio ulteriore: provate ad inventare e risolvere rebus. Aiuta a sviluppare il pensiero astratto.

Il gioco delle ipotesi

E’ un passatempo consigliabile dai sette anni in su e consiste in semplici domande, volte a inventare una storia, che poi magari potrete disegnare insieme. Se potessi andare in qualunque posto del mondo, dove andresti? Come ci arriveresti?Se dovessi vivere per un anno su un’isola deserta e potessi scegliere solo 4 oggetti da portare, cosa porteresti? Se potessi avere un superpotere, cosa sceglieresti? Come lo useresti? Lasciate i bambini liberi di immaginare e raccontare. E’ un ottimo esercizio per allenarci a rappresentare.

Chiaramente, anche i lavoretti manuali che spesso proponiamo e i giochi di abilità, come gli incastri o i Lego, sono un’ottima palestra per l’allenamento al problem solving creativo. Come sempre, l’invito è: lasciateli fare da soli. Anche questa è educazione al rischio.