Lo scopo dell’educazione è quello di trasformare gli specchi in finestre.
(Sydney J. Harris)

La domanda che ci poniamo oggi è: come guide, come genitori, come educatori, siamo in grado di vedere oltre il riflesso dello specchio? Riusciamo a dare ai nostri bambini gli strumenti per non fermarsi alla prima apparenza, il sé, ma andare oltre?
Scriviamo e leggiamo tanti testi sull’educazione, su come dovremmo essere, su quanto sarebbe spesso necessario superare barriere e cancellare etichette. La realtà quotidiana non sempre ce lo consente, ingabbiandoci in stereotipi e luoghi comuni difficilmente superabili, se non cambiando la nostra prospettiva.
Quello che chiamiamo educazione altro non è che il superamento dell’illusione dello specchio, la trasformazione di un vetro che riflette in un vetro che proietta. Ciò è possibile conferendo centralità e senso al concetto di persona, utilizzando riflessioni nate da diverse prospettive (filosofiche, pedagogiche, estetiche, antropologiche, semiotiche ecc.).

In questo discorso, che non è solo pedagogico, in questa lezione parliamo del potere umanizzante della parola poetica e del suo recupero in una cultura largamente tecnocratica.

EDUCARE ALLA POESIA

Crediamo che la parola poetica sia uno strumento potente, uno specchio dell’animo capace di trasformarsi in finestra, passando dalla coscientizzazione e rielaborazione del vissuto soggettivo quotidiano dell’artista al nostro. Significa, per noi adulti chiamati ad essere guide, esplorare il significato profondo, autocostringerci, in barba al tempo che fugge o alla superficialità che dilaga, a far passare luce. Non solo a riproiettarla su di noi.

Riscoprire il potere della poesia significa valorizzare un elemento prezioso, eppure apparentemente scomparso dalla scena: quello dell’espressione emozionale. Attraverso la poesia non si comunicano valori (come avviene, ad esempio, sui social network), bensì sentimenti elaborati attraverso le lenti del linguaggio. La poesia è profondamente diversa da quei canoni razionali, tecnologici e utilitaristici che guidano la nostra società. Leggere e comporre poesia significa avventurarsi nel reame degli affetti, ad oggi perlopiù deserto.
È un grande atto di educazione emotiva e affettiva.

Educare alla poesia significa principalmente tre cose:

  • per cominciare, saper selezionare i testi giusti, poiché non esiste una poesia per bambini, ma una poesia al servizio dei bambini, che permette loro di percorrere la strada dell’umanizzazione e della personalizzazione.
  • incoraggiare lo sviluppo dell’espressione di sé (anche critica): la poesia supera la povertà dell’espressione, favorita invece dallo scarso impegno cognitivo richiesto dai mezzi di comunicazione di massa (anche dai social, se vogliamo dirla tutta).
  • educare alle emozioni e ai sentimenti; per scrivere una poesia, infatti, dobbiamo imparare a riconoscere i sentimenti che vogliamo comunicare per poi elaborarli attraverso gli strumenti del linguaggio e della musica.
  • educare alla bellezza: la poesia diventa una testimonianza di gusto estetico e lavora per rendere bella la stessa relazione educativa.

Il percorso di educazione alla poesia dovrebbe essere quanto più possibile libero: imporre la poesia ai bambini è il modo migliore per allontanarli da essa. Costringerli alla parafrasi, all’analisi del testo e alla ripetizione meccanica di esse sono le modalità attraverso le quali, principalmente, riusciamo a far odiare ai giovani dalla poesia.
Se scegliamo di utilizzare la poesia come strumento per l’educazione emotiva e affettiva, dovremmo per prima cosa spiegare ai bambini come, attraverso la poesia, il poeta rappresenta uno o più sentimenti. Dovremmo provare a mettere in scena i nostri sentimenti attraverso brevi componimenti e chiedere ai bambini di fare altrettanto. Dopo qualche sperimentazione potremo approcciare qualche poesia scelta.

Nella prossima lezione, vi suggeriremo alcuni testi poetici.

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