Lo scrittore e la neve

LO SCRITTORE E LA NEVE

C’era una volta un giovane scrittore, che abitava in una piccola baita incastrata nel fianco della montagna, circondata da distese di neve. Solo qualche abete solitario gli teneva compagnia.
Il ragazzo era arrivato lì molti anni prima: viaggiava in cerca d’ispirazione per portare a termine il suo romanzo e pensava che nella solitudine dei ghiacciai sarebbe riuscito a concentrarsi meglio.

Tuttavia, non ci era riuscito; anzi, con il passare del tempo il suo cuore era diventato freddo come il ghiaccio, ghiacciate anche le parole che scriveva con la sua bella penna argentata. Così, non gli era rimasto altro da fare che preparare biscotti di pan di zenzero e coccolare il suo gatto che sonnecchiava accanto al camino. Giorno dopo giorno la sua vita diventava sempre più grigia e i suoi pensieri più intricati.

Fu così che lo vide: un enorme fiocco di neve dalle forme perfette, in mezzo agli altri. Da tempo non ammirava tanta bellezza. Un attimo dopo era già fuori, in mezzo alla tormenta; nemmeno il tempo di infilarsi il cappotto e già cercava il suo fiocco.
A lui avrebbe dedicato la sua storia: finalmente aveva ritrovato l’energia e la passione necessarie a uno scrittore.

Tuttavia, nel gelo di quella nevicata, i fiocchi sembravano tutti uguali e lo scrittore non riusciva a trovare quello che lo aveva tanto colpito. Preso dallo sconforto, si getto in lacrime nella neve.
Presto, un manto bianco lo ricoprì, come una statua di ghiaccio, mentre un’ombra calava sui suoi occhi e sulla sua mente.

Si alzò poco dopo: la tormenta era cessata, i fiocchi posavano immobili tutt’intorno, una luce calda li illuminava. Di fronte a lui era seduta una creatura bellissima: bianca come la neve, avvolta in un manto prezioso: era la fata delle nevi.storia breve 5

«Dove mi trovo? Sono morto, la fuori nella tormenta?» chiese lo scrittore, con la voce flebile. Ma la fata si alzò e proruppe in una risata cristallina; poi lo fissò, con i suoi occhi dorati e gli rispose: «Ma no, che pensiero buffo! Stavi cercando un fiocco di neve, a cui volevi dedicare la tua storia; ed eccomi qua!»

La fata prese lo scrittore per mano: il suo tocco era freddo, eppure la cosa non lo infastidiva. «Vorresti raccontarmi la tua storia?»
E lui cominciò: le parole scorrevano come un fiume in piena, fitte, violente e ingarbugliate. Ogni tanto si fermava: doveva mettere in ordine i pensieri, ma in quella luce dorata e in compagnia della fata gli riusciva semplice.

La trama che per anni gli era sfuggita adesso era proprio davanti ai suoi occhi, piena di gioia e di passione. Ad un certo punto sentì un rivolo d’acqua ghiacciata sulla sua mano; si voltò: la fata delle nevi era accanto a lui e lo guardava con un sorriso riconoscente. Il cuore dello scrittore aveva ripreso a battere, più caldo e forte che mai: la bellezza del suo racconto divampava, con la forza di un fuoco. E lei, fragile creatura di puro ghiaccio, si stava sciogliendo di fronte a quello spettacolo.

Lo scrittore si interruppe: «Non posso continuare, finirai per scioglierti.» Ma la fata delle nevi scosse la testa, sempre con il sorriso sulle labbra «No, ti prego, finisci il tuo racconto. Ascoltare le tue parole mi rende felice». Il ragazzo non riuscì a dire null’altro, si strinse forte a lei in un abbraccio e riprese a raccontare mentre le lacrime scendevano come un ruscello dai suoi occhi. Finalmente era libero dalla sua prigione ghiacciata e poté terminare la sua storia.

Per un’ultima volta guardò la fata negli occhi, appena in tempo per sentire le sue ultime parole: «Hai sciolto la maledizione che imprigionava la mia anima in questo corpo di ghiaccio; nelle tue parole c’era l’amore, per la vita e per la bellezza. Da adesso, e per sempre, potrò starti accanto. Grazie!»

Lo scrittore chiuse gli occhi: non riusciva a sopportare la vista della pozza cristallina che fino a un attimo prima era stata la fata. Li riaprì poco dopo: il vento gelido lo sferzava. Si alzò in mezzo alla tormenta, tutto intirizzito. Si scrollò la neve di dosso e, barcollando, raggiunse la porta di casa. Era stato solo un sogno, portato dalla neve?

Ad ogni modo, era felice come un bambino: aveva ritrovato se stesso, l’ispirazione e l’amore per il mondo che dovrebbe guidare tutti gli scrittori. Gettò qualche ceppo nel fuoco del camino, poi si mise alla scrivania e prese in mano la penna. Ci erano voluti anni, ma adesso avrebbe potuto terminare la sua storia.

 

Un racconto di: Alessia De Falco, Matteo Princivalle

Questo racconto è dedicato a tutti gli scrittori, a chi ha dimenticato la bellezza della neve e a chi è in cerca d’ispirazione per la propria vita. Ti è piaciuto? Fallo leggere anche ai tuoi amici