Il signor Carnevale

Il signor Carnevale

Testo di: Eleonora Callegari

Il signor Carnevale era un uomo burbero, sempre arrabbiato. Ce l’aveva col mondo intero e gli angoli della sua bocca erano sempre rivolti all’ingiù. I bambini lo irritavano: giocavano nel cortile a pallone che finiva, qualche volta, nel suo giardino e lui, regolarmente, lo sequestrava. Ne aveva più di qualcuno nel suo magazzino.

Usciva solo quando c’era poca gente per strada, per questo amava l’inverno. Al parco si sceglieva una panchina solitaria e se ne stava, tutto solo, a guardare i cigni del laghetto. Un giorno vide avvicinarsi un signore molto strano. Aveva un vestito a scacchi bianchi e rossi, un buffo cappello, un grande sorriso dipinto sulla bocca e teneva tra le mani una scatola verde.

signor carnevale

Si sedette accanto a lui e attaccò discorso.
“Buongiorno” disse.
“Chi è lei” rispose contrariato, “non si vergogna? Girare conciato in questo modo”.
L’uomo rise di gusto.
“Sono Febbraio, amo i vestiti colorati. Sono felice e ho continuamente voglia di festeggiare”.
“Che ci sarà mai da far festa?”.
“Tutto. Questo magnifico mondo: il cielo, il sole, l’acqua gli alberi, i prati e potrei continuare ancora. Non crede? Ma lei non ride mai?”.

“L’ho perso il mio sorriso, tanto tempo fa, quando sono rimasto solo”.
“Allora questo è il regalo giusto per lei”.
“Io non ricevo regali, da nessuno”.
Febbraio gli porse la scatola verde.
“Provi a guardare qui dentro”.
Di malavoglia ma incuriosito, il signor Carnevale sollevò il coperchio.
“Si ricorda quel giorno che i bambini le regalarono una scatolina rotonda, di latta, con pasticche dolci, che successe quando tentò di aprirla?”

Egli si rivide in quelle immagini, svitava il coperchietto e… tac! Improvvisamente un grosso brucone verde, usciva fuori.
Ricordò le risate e gli angoli della sua bocca cominciarono a girarsi verso l’alto.
“E quel caleidoscopio speciale che cerchiava gli occhi di nero?”
Decisamente le sue labbra somigliavano sempre di più ad un sorriso.
“Per non parlare poi di quello strano cuscino che faceva quel grosso rumore, quando ci si sedeva sopra”.
A questo punto egli scoppiò a ridere come non faceva più da troppo tempo. Rideva, rideva, e intanto ringraziava Febbraio per quel dono prezioso.

Era tale la gioia che per prima cosa, restituì tutti i palloni ai bambini. Poi, per farsi perdonare, inventò dei dolci per loro. Così nacquero le frittelle e le frappe o galani. Tagliò a pezzettini e strisce della carta colorata e furono coriandoli, stelle filanti e ci aggiunse anche delle trombette. Fu una grande festa e allegria per i bambini ma anche per i grandi.

Non fu più solo. Ora tutta la gente lo salutava per strada. Aveva tanti amici e tutti gli volevano bene. Così da quel giorno, si continuò a festeggiare il “Carnevale” a febbraio, in ricordo di quel tal signore che aveva ritrovato il sorriso.

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