I ragazzi non sanno riconoscere la pubblicità, non riconoscono le notizie dalle bufale e credono agli unicorni

Arriva dall’Università di Stanford un rapporto inquietante: i giovani della scuola media non sanno riconoscere le pubblicità all’interno di un sito internet (con la variante saggia di chi capisce che è una pubblicità ma sostiene che proprio per questo ci si debba fidare!); quelli del liceo non sanno valutare se la fonte che riporta una notizia sia attendibile o meno (per tutti i lettori del sito credimi.it, NON è affidabile!). Infine, gli studenti universitari non si curano di verificare chi ci sia dietro quello che leggono. Il tutto con percentuali preoccupanti: il 20% non individua i banner pubblicitari, l’80% non distingue gli articoli sponsorizzati da quelli informativi, sempre l’80% crede alle bufale.




Sono dati preoccupanti, simbolo che stiamo davvero crescendo una generazione di deficienti digitali. I famosi “nativi digitali” si salvano dall’analfabetismo informatico ma, ironia della sorte, cascano nell’analfabetismo funzionale, quello vero. Questi sono i risultati di una generazione abbandonata alle tecnologie, cresciuta da pc e tablet che però, diversamente alla baby sitter, sono alle dirette dipendenze di chi, dalla vostra ignoranza fa i miliardi.

Fa sorridere pensare che i ricercatori siano partiti con l’idea opposta, ovvero valutare l’abilità dei nativi digitali nel mondo dell’informazione. Rimanendo agghiacciati. Questo problema andrebbe approfondito da scuola e famiglia, soprattutto da chi ha figli piccoli e ancora in età prescolare per poter correre ai ripari evitando loro la deficienza digitale.

E’ una novità?

demenza digitale e media educationDemenza Digitale

Assolutamente no. Che il computer e i nuovi media siano potenzialmente dannosi è già stato teorizzato e dimostrato. Manfred Spitzer, psichiatra tedesco, ha scritto qualche anno fa il libro “Demenza digitale” sostenendo esattamente questa tesi, ovvero che l’uso del pc ci impigrisca al punto di renderci dementi. La mente, sostiene Spitzer, ha bisogno di allenarsi a cercare informazioni e a valutarle, ha bisogno di costruire teorie e integrare i dati. Al contrario, internet incoraggia il copia-incolla e non la riflessione. L’utente medio quando cerca un’informazione si limita a leggere uno o due siti autorevoli e, al limite, a fare la somma dei contenuti. A questo possiamo aggiungere Galimberti, secondo cui facebook e la tv annientano la nostra capacità emotiva, facendoci sprofondare nel deserto emotivo e nell’analfabetismo emotivo (a cui abbiamo dedicato un bell’articolo, molto bello a parere di Google: Analfabetismo Emotivo e Educazione Sentimentale).
Secondo lui, invece che alla ginnastica mentale con l’ipad dovremmo fare ginnastica vera e propria e lasciare l’ipad a casa.

Media Education

Tuttavia, non siamo costretti a seguire l’approccio radicale di Spitzer e far sparire tutte le tecnologie che abbiamo in casa (a dire il vero, anche lui non è così radicale, ma sostiene che dovremmo usarle solo lo stretto necessario): la soluzione viene dalla Media Education. Questa disciplina, che dovrebbe essere inserita nei curricoli scolastici ma insegnata anche a casa, mira a farci diventare fruitori (o utenti, usando il gergo di internet) consapevoli. Ad esempio imparando a valutare la fonte che riporta la notizia: è ovvio che una multinazionale produttrice di armi non scriverà mai un post contro la militarizzazione! In seguito, a prestare attenzione alle bibliografie e a diffidare dei siti che non vi dicono da dove traggono le loro informazioni: a leggere in rete Maria Montessori ci ha insegnato anche quanto tempo devono cuocere le uova. Ma sarà vero? Autori importanti che hanno trattato questo tema sono Neil Postman e David Buckingham; i loro saggi dovrebbero essere letti da più persone!

Ho capito. Sono agghiacciato anche io e vorrei redimermi e fare un po’ di Media Education; come posso fare?

Innanzi a tutto, la Media Education prevede consapevolezza. Il primo step è rispondere a queste domande: 1) Quando leggi un articolo presti attenzione alle fonti? 2) Come scopri una bufala in rete e come una pubblicità? Ricordatevi che i pubblicitari sono scaltri, è una lotta all’ultimo sangue. E se vi rendete conto che siete ad un livello di base, fate pratica: aprite un po’ di siti a caso e valutateli.




Se invece volete aiutare i bambini ad imparare a districarsi nel mondo dei media, vi consiglio il testo di David Buckingham “Media Education“, che potete acquistare su Amazon cliccando qui. Per i filosofi c’è Postman, con il suo spettacolare “Ecologia dei Media“. Mentre il primo libro è più orientato alla pratica la seconda è una rassegna pedagogica e sociologica, è la visione di un intellettuale visionario su come contrastare lo strapotere dei media contemporanei. Un bell’articolo di Buckingham, gratuito, lo trovate a quest’indirizzo (dovete prima registrarvi al sito ma è tutto gratis, garantisco io): http://riviste.erickson.it/med/it/2010/il-futuro-della-media-literacy-nellera-digitale/

Fonti (Che, laddove si parla di scienza, trovate sempre nei nostri articoli!!!)

Questo è lo studio di Stanford, in lingua inglese:  https://sheg.stanford.edu/upload/V3LessonPlans/Executive%20Summary%2011.21.16.pdf

NOTATE BENE: se siete arrivati fino in fondo vi meritate una considerazione premio; lo studio è stato realizzato su un campione di studenti americano, laddove tra noi e gli americani c’è una certa diversità di cultura. Per cui, la domanda se è lecito dire dei ragazzi italiani le stesse cose è aperta, finché qualcuno (noi vorremmo farlo) si prenderà la briga di raccogliere dati in merito.

Questo un articolo del Sole 24 Ore che riporta brutalmente la notizia: http://www.alleyoop.ilsole24ore.com/2016/12/15/stiamo-crescendo-una-generazione-di-ignoranti-digitali/?uuid=106_VFlsJzlo&refresh_ce=1

a cura di Matteo Princivalle

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