SPUNTI DI EDUCAZIONE EMOTIVA

Da tema di nicchia, riservato a pochi addetti ai lavori incompresi, l’educazione emotiva si è diffusa presso il grande pubblico: dal 2014 ad oggi corsi e laboratori alla ri-scoperta delle emozioni spuntano come funghi. Ottima cosa, a patto di ragionare e costruire insieme percorsi davvero efficaci.

COSA FUNZIONA E COSA NO

Per poter modificare le conoscenze dell’individuo in tema di emozioni è prima necessario capire cosa può emozionarlo. La regola d’oro per chi vuole fare educazione emotiva, infatti, dovrebbe essere:

Tra un testo che parla di emozioni e un testo che genera emozioni, scegli il secondo.

Perché? Semplice: le emozioni sono un po’ come i muscoli; conoscere a menadito l’anatomia non farà di voi dei culturisti! L’unica strada è allenarsi, riprendere il fiato e allenarsi ancora.

Il percorso da seguire è pressapoco il seguente: Emozione > Stimolo > Ristrutturazione dell’emozione e delle competenze emotive.

COSA FANNO NEGLI ALTRI PAESI?

Lo scorso anno la Danimarca (sì, questi danesi sono sempre sulla bocca di tutti) salì alla ribalta della cronaca nazionale per il “Klassen tid”, l’ora settimanale di empatia a scuola. Ma l’empatia si può insegnare, come fosse aritmetica? Assolutamente no. L’empatia si vive, si esercita e si sperimenta.

In effetti, analizzando la pratica danese, emergeva come durante quest’ora di empatia i ragazzi discutessero temi di attualità e temi legati al sé. Questa, della discussione, è indubbiamente una buona pratica.

EDUCAZIONE EMOTIVA A CASA

Alison Gopnik, psicologa e docente universitaria americana, ha scritto un libro dal titolo illuminante: Essere genitori non è un mestiere (Bollati Boringhieri, 2017). Quindi: no al professionismo o presunto tale. Non è compito dei genitori quello di proporre laboratori emotivi o pensare a come sviluppare l’intelligenza emotiva.

I genitori dovrebbero più semplicemente vivere. Paul Valery, scrittore e poeta francese del Novecento, scriveva nel suo Le cimetière marin :

“Le vent se lève, il faut tenter de vivre”.
Si alza il vento, bisogna tentare di vivere.

Questo è il succo della genitorialità: nella brezza di un mondo quasi impossibile, dobbiamo cercare di vivere in armonia. Compito dei genitori è quello di dialogare, di rassicurare, di esserci (mentalmente prima ancora che fisicamente). Il modo migliore per fare educazione emotiva a casa è: non pensare a fare educazione emotiva, ma solo ad essere una famiglia felice (e quindi a crescere, come persone), in cui ci si può esprimere liberamente.

EDUCAZIONE EMOTIVA A SCUOLA

Al contrario, a scuola ci sono numerosi spunti che possono essere raccolti per una didattica laboratoriale attiva. A patto di considerare l’educazione emotiva come qualcosa di serio (e non come una raccolta di figurine).

Primo tra questi il lavoro sull’emozionalità dei testi: la letteratura è emozione, nella misura in cui il grande scrittore ha saputo imprimere sulla carta le sue emozioni. Si può procedere in due step: primo, scoprire le emozioni all’interno dei classici, secondo, imparare a scrivere la nostra storia. La scrittura è terapeutica nella misura in cui parla della nostra anima.

Anche il teatro è un’occasione strepitosa; noi abbiamo ottenuto ottimi risultati con i burattini: un teatrino delle marionette si può realizzare anche in uno spazio angusto e i bambini, che non recitano direttamente ma attraverso il tramite del burattino, riescono ad esprimere le emozioni in libertà.

Il lavoro di “definizione” delle emozioni, invece, dovrebbe essere contestualizzato a episodi di vita reale. E’ inutile cercare di trovare una definizione per la rabbia, perché ciascuno si arrabbierà a modo proprio!  Meglio invece ragionare insieme (magari seduti in cerchio, secondo la metodologia del circle time) in seguito a un episodio di collera: in questo modo emergeranno vari pensieri che si intrecceranno tra loro.

L’arte è un ulteriore campo in cui le emozioni hanno la possibilità di emergere liberamente. Anche in questo caso, il primo passo è comprendere, senza forzature, come i bambini percepiscono le proprie emozioni. In seguito si potranno cercare dei significati condivisi.

Qualche spunto in più si può trovare nell’articolo “educazione emotiva a scuola“, che presto aggiorneremo con i nostri laboratori ed esperimenti più recenti.