GLI UNICORNI ESISTONO OPPURE NO?

Nessuno sa se esistano veramente gli unicorni, ma questa storia al riguardo è molto, molto interessante. 




“Ehi Din, guarda, quella zebra sta mangiando la nostra marmellata di mirtilli!” esclamò un minuscolo spiritello del bosco. Gli spiritelli del bosco hanno una voce molto acuta, simile a un trillo. Quando parlano il loro corpicino verde comincia a tremolare, un po’ come i grilli e le cicale.
E’ fatta Nin, il nostro piano era geniale” replicò  l’altro spiritello.

Dovete sapere che tanto tempo fa, ai giorni in cui è ambientata questa fiaba, non esistevano ancora gli unicorni; sulla Terra abitavano dinosauri e spiritelli, più un certo numero di mostri, animali e creature fantastiche. Ma degli unicorni, nemmeno l’ombra.
Nin e Din, un bel giorno, avevano deciso di creare un nuovo animale; si sa che i bambini hanno una grande fantasia e loro erano due spiritelli bambini che trascorrevano le giornate a disegnare e fare strani esperimenti.

Così, avevano preparato una deliziosa marmellata di mirtilli e ne avevano riempito una scodella, poi l’avevano messa al centro di una radura scintillante e si erano nascosti dietro un cespuglio. Dopo pochi minuti, una piccola zebra striminzita era sbucata dagli alberi, si era guardata intorno e, non avendo individuato nessun pericolo si era avvicinata alla ciotola e aveva cominciato a mangiucchiare la marmellata.

Ovviamente voi mi direte: ma cosa centra la marmellata di mirtilli con gli unicorni? E potreste avere ragione, se non fosse che Din e Nin andavano spesso alla scuola del bosco, dove un saggio gufo gli aveva insegnato che “lo zucchero dei mirtilli ha il potere di creare cristalli scintillanti”.
La zebra mangiò tutta la marmellata, lasciando la ciotola vuota, poi scappò via tra i rami.

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La zebra mangiò tutta la marmellata,…

Vedrai che tornerà Nin” esclamò Din, mentre i due si allontanavano. E così fu: il giorno dopo prepararono una nuova ciotola e, puntualissima, la zebra ricomparve.
I due piccoli spiritelli ogni mattina portavano un po’ di marmellata, dapprima in una ciotola, poi in un secchio e l’animale faceva una bella scorpacciata.

Erano passate ormai due settimane quando, una mattina, Nin guardando la zebra si accorse che sul muso era spuntato un minuscolo corno di cristallo.
Guarda Din, guarda la zebra!
L’esperimento era riuscito: avevano creato un mitico animale con un corno sulla fronte. Ovviamente si poteva far di meglio: serviva più marmellata. Nin e Din passavano le giornate in cucina, a far bollire i mirtilli con lo zucchero per saziare la zebra, che mangiava sempre di più.
La mattina, ormai, andavano alla radura con una carriola piena di secchielli, ma i risultati si vedevano.
Giorno dopo giorno il corno cristallino della zebra era sempre più lungo. Prima cinque centimetri, poi dieci, poi venti.

Un giorno, successe un fatto strano. La zebra stava mangiando, come al solito. Din, che la guardava appollaiato sul ramo di un albero, perse l’equilibrio e cadde, in mezzo alla radura.
Ahi, ahi! Che male!” disse, cercando di rialzarsi. Non si accorse che la zebra lo stava fissando.
“Ehi tu!” disse l’animale.
Din si voltò meravigliato: quella zebra parlava!
“Dico proprio a te, piccoletto!”
“Sì? Cosa c’è?” fece lo spiritello, irriverente.
“Sei tu che prepari questa buonissima marmellata, vero?”
“Certo, io e il mio amico”
“Me ne serve molta di più, ne voglio ancora! Mi fate morire di fame voi due” prese a lagnarsi la zebra.

Giorno dopo giorno
Giorno dopo giorno il corno cristallino della zebra era sempre più lungo.

Din e Nin si guardarono: non solo avevano creato un unicorno, o meglio, uno zebricorno, ma sapeva anche parlare!
Portarono l’animale a casa loro, spiegarono la situazione alla mamma – le mamme spiritello sono di solito molto comprensive – e montarono una grande tenda in cui potesse dormire.
Il problema delle strisce fu risolto con un po’ di vernice: i due spiritelli pensarono di dipingere la zebra con un bel bianco scintillante: adesso era un vero e proprio unicorno.
Il vero guaio era la voracità: il loro unicorno passava le giornate a mangiare marmellata; Din e Nin dovevano passare la giornata in cucina, a rimescolare i mirtilli in un grande calderone. Infatti, chi comincia a mangiare zucchero, presto ne vuole ancora e poi altro, sempre di più. Diventa arrogante e non riesce più a ragionare: finisce per passare la vita a cercare altra roba dolce.

Il problema delle strisce fu risolto con un po’ di vernice.

 

Oggi non me ne avete data abbastanza!” protestò una sera l’unicorno.
Se hai tanta fame perché non ci dai una mano in cucina?” rispose Nin.
Io sono un unicorno, una creatura bellissima e leggendaria; non posso certo sporcarmi le zampe facendo un lavoraccio del genere!” replicò l’unicorno.
Allora dovrai accontentarti!” disse Nin, uscendo dalla tenda dell’animale furibondo.
Din, non ne posso più di passare la giornata a cucinare per quell’unicorno arrogante! Me ne vado” disse all’amico, che era andato a vedere cosa stava succedendo. 

Così, rimase un solo spiritello a cucinare, ma l’unicorno non era mai contento e passava le giornate davanti alla finestra di Din a borbottare.
Sbrigati con quella marmellata, sto morendo di fame!
Anche lui cominciava a non sopportare più l’arroganza dell’unicorno.
Così, un bel giorno rovesciò l’intero paiolo di marmellata per terra e disse all’animale: Da oggi non ti daremo più un bel niente! Se ti piace tanto la marmellata, arrangiati e preparatela da solo!” Detto questo smontò la tenda in cui dormiva l’unicorno e la rimise al suo posto in garage; poi andò a scuola da Nin.




Per l’unicorno fu un durissimo colpo; ma se volete sapere come andò a finire, leggete il seguito: L’UNICORNO E IL GIOIELLIERE. La troverete il 16 settembre (domani)!

una fiaba di Matteo Princivalle