Il ritorno di Re Gelo

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Il ritorno di Re Gelo

Monica Sorti

Una mattina, di buon ora, Re Gelo bussò alla porta di Dicembre.
«Sono arrivato», disse trascinando dentro alcuni enormi sacchi.
«Di già?», fece Dicembre. «Sei in anticipo. Zio Autunno è ancora mio ospite e, come ben sai, questa casa è piccola. Non c’è posto per entrambi.»
«Infatti! Non ci penso neppure a stare sotto lo stesso tetto con quella mezza stagione. Fallo sloggiare velocemente! E porta questi in cantina, che devono stare al fresco», disse indicando i grossi sacchi.
Dicembre sapeva che era inutile discutere con quel prepotente. Li prese e li portò di sotto. Senza bisogno di guardare, sapeva già cosa contenevano. C’erano la Neve, la Brina, la Nebbia, la Rugiada e il Ghiaccio. Erano gli elementi che Re Gelo usava per decorare i suoi paesaggi.
Dopo averli sistemati per bene nel punto più freddo, salì di sopra per svegliare Zio Autunno. Il quale, seppur di malavoglia, raccolse le poche cose che gli erano rimaste. Foglie secche, ricci di castagne e qualche melograno maturo. Dal sacco più grosso spuntavano i raggi di sole più lunghi che Zio Autunno si portava via. Dicembre lo salutò a malincuore, con la promessa che si sarebbero rivisti il prossimo anno.
I due ospiti, quello in arrivo e quello in partenza, si incrociarono sulla soglia di casa, guardandosi in cagnesco.
Re Gelo prese possesso della casa, come se gli appartenesse di diritto. Dal momento del suo arrivo, la temperatura calò di parecchi gradi.
Il mattino dopo, quando Dicembre si svegliò, si affacciò alla finestra e rimase incantato ad osservare il paesaggio. La Brina e la Rugiada danzavano insieme spargendo sui prati e sui tetti un impalpabile manto luccicante.Il Ghiaccio creava sculture sui rami degli alberi e specchi magici sulle strade, e la Nebbia confondeva il paesaggio in lontananza.
Non c’era niente da fare. Re Gelo era freddo, scorbutico e prepotente, ma i paesaggi che disegnava erano in assoluto i più magici del mondo.