La leggenda del Re Laurino

la leggenda di re laurino

LA LEGGENDA DEL RE LAURINO

Fiaba delle dolomiti

Tanto tempo fa, sui monti del Catinaccio, nel cuore delle Dolomiti, abitava il re dei nani Laurino. Il sovrano lavorava giorno e notte per estrarre le pietre preziose nel cuore della montagna e si dice che durante i suoi scavi avesse trovato due oggetti magici: una cintura che donava al suo portatore la forza di dodici cavalieri e un mantello capace di rendere invisibile chi lo indossava.
Un giorno, il re dell’Adige, decise di dare in sposa sua figlia Similde e diede una grande festa nel suo palazzo: invitò tutti i sovrani tranne Laurino. Il re dei nani, offeso, si intrufolò alla festa indossando il mantello che rendeva invisibili; quando vide Similde, se ne innamorò a tal punto che la caricò sul suo cavallo e la rapì, portandola nel suo palazzo tra le montagne.
I cavalieri del re dell’Adige la cercarono in lungo e in largo, ma nessuno di loro riuscì a trovare la casa di re Laurino, nascosta sulle Dolomiti.
Nel frattempo, il re dei nani decise di fare un regalo alla sua futura sposa: piantò nel suo giardino tra le montagne centomila rose rosse.
I cavalieri videro il giardino da lontano e capirono che il re dei nani si nascondeva proprio lì, così partirono al galoppo e raggiunsero il suo palazzo. Circondato, Laurino indossò la sua cintura magica e sfidò a duello i cavalieri: grazie al potere della cintura sconfisse i primi dodici cavalieri, ma il tredicesimo lo atterrò e gli strappò la spada dalle mani. Il re dei nani, sconfitto, indossò il mantello che rendeva invisibili e scappò nel suo giardino; nessuno poteva vederlo, ma le rose ondeggiavano al passaggio di Laurino, così il cavaliere lo trovò, lo legò sul suo cavallo e lo portò dal re dell’Adige.
Laurino, prigioniero, lanciò una maledizione alla montagna e disse: “Nessuno potrà più ammirare il mio giardino, né di giorno né di notte”. Le rose rosse scomparvero magicamente e la montagna tornò bianca; tuttavia, il re si era dimenticato dell’alba e del tramonto, che non sono né giorno né notte.
Ancora oggi, a quell’ora, le Dolomiti si tingono di rosso, come un giardino fiorito: sono le rose di Laurino, che per qualche istante sfuggono alla maledizione.