Il successo è ottenere ciò che si desidera veramente

Ci sono numerose illusioni alla base del sistema educativo moderno. Tra queste, la convinzione che la felicità e l’appagamento dipendano dal successo materiale. Un’altra illusione è che una vasta conoscenza sia garanzia di successo in ogni campo. Una terza illusione è che il successo, in qualunque ambito, dipenda dal denaro.

… La felicità e l’appagamento derivano dal successo materiale? Il mondo è pieno di persone ricche che non sono felici. … La felicità e l’appagamento sono atteggiamenti mentali. Dipendono da fattori intangibili, come la capacità di attrarre gli amici, di essere entusiasti, di essere orientati verso le soluzioni piuttosto che verso i problemi, di essere in pace con se stessi.

Questo brano, tratto dal libro “Educare alla vita” di Swami Kriyananda, è il nostro spunto di riflessione quotidiano. Negli ultimi anni molti educatori si sono focalizzati sull’apprendimento esperienziale, basato appunto sull’esperienza complessiva che abbraccia aspetti cognitivi, emotivi e sensoriali.

Noi riteniamo che questa visione si sposi molto bene con la ricerca della felicità e del benessere: dimensioni umane che, per funzionare, devono raggiungere l’equilibrio sia negli aspetti logico-razionali, sia in quelli emotivi.

In concreto si tratta di un processo di apprendimento che si realizza attraverso l’azione e la sperimentazione di situazioni, compiti, ruoli in cui il soggetto, attivo protagonista, si trova a mettere in campo le proprie risorse e competenze per l’elaborazione e/o la riorganizzazione di teorie e concetti volti al raggiungimento di un obiettivo.

L’APPRENDIMENTO ESPERIENZIALE E IL VALORE DEL FARE

I maestri precursori dell’Experiential Learning (John Dewey, Kurt Lewin e Jean Piaget) forniscono una prospettiva unica di apprendimento e sviluppo in cui la formazione esperienziale spinge il soggetto a una riflessione critica sul proprio essere e sulla propria realtà. In questo modo si lavora sullo sviluppo della personalità del singolo e sulla sua integrazione nel mondo sociale, affrontando situazioni di incertezza e sviluppando atteggiamenti adattivi.

Nella pratica, questo approccio si articola sull’allenamento di alcune competenze chiave, come l’auto-osservazione e l’etero-osservazione: io, soggetto e oggetto dell’analisi, mi confronto con me stesso e con il mondo, facendo sì che la mia esperienza diventi allo stesso tempo patrimonio di conoscenza e punto di partenza di ulteriori evoluzioni, individuali e sociali.

AVVICINIAMO LA SCUOLA ALLA VITA

Si dice che s’impara per la vita e non per la scuola. Eppure il periodo di scolarizzazione è per molti giovani un tempo distante dalla vita.

Sono le parole pronunciate qualche tempo fa da Christian Mancini, esperto di educazione esperienziale, alla seconda edizione di Tutta un’altra scuola. Per fare educazione esperienziale non è necessario acquistare i materiali didattici più innovativi e alla moda, o installare Wi-Fi in ogni angolo.

Il cuore dell’educazione esperienziale è la profonda e autentica connessione tra maestro e allievo, che nasce solo su un tessuto esperienziale emotivo-relazionale autentico e rimane, se cresciuto sano e naturale, per sempre inacquistabile e incorruttibile dalle provocazioni di una cultura economica fondata dalla competizione umana e l’imbroglio dei sensi».

STIMOLARE TESTA, CUORE E MANO DALL’INFANZIA ALLA VITA ADULTA

L’educazione esperienziale pone l’accento sulla continuità del percorso formativo, cosa che oggi spesso manca. Sempre Mancini:

L’uso delle metodologie fondate sull’apprendimento esperienziale (educazione non formale) in Italia, specialmente negli ambienti pubblici, rimane ancora poco diffuso, e diminuisce drasticamente nel settore educativo appena puntiamo la visuale fuori dal focus dell’infanzia, per sparire poi completamente nella fascia adolescenziale delle scuole medie e superiori. È come dire che siamo diventati pedagogicamente cechi pensando che i giovani, anche se non seguiti con una metodologia particolare, troveranno la strada – perché tanto c’è internet, lì si trovano tutte le risposte. Le fasce d’età delle scuole medie e superiori, oltre che al giusto diritto di godere di attenzioni pedagogiche pari alla prima e seconda infanzia, mostrano una necessità urgente di ricevere un’educazione “esperienziale”, naturale e in tutti i sensi umana. Facciamo entrare l’avventura della vita all’interno della scuola, e laddove la vita non può entrare, la scuola farà uscire gli alunni, e gli insegnanti li accompagneranno nell’esperienza.

Lo sforzo del dibattito socio-culturale deve portare a diffondere buone pratiche in cui si intensifichi la correlazione tra conoscenze (materie scolastiche), abilità (capacità di applicare le conoscenze) e competenze (capacità di usare conoscenze, abilità e capacità personali, sociali, metodologiche). In altre parole, l’obiettivo, valido ancora oggi, è facilitare lo sviluppo di un comportamento autentico degli alunni verso la meta scolastica collegata con la vita.

Non chiudiamo le frontiere, ma apriamoci al cambiamento!

Per approfondire:

Educare alla vita, di Swami Kriyananada
Educare con gioia, di Nitai Deranja
Discorso di Swami Kriyananda alla presentazione del libro “Educare alla vita”, Roma, 17 settembre 2011