Il tempo non è denaro. E’ felicità

Parliamo spesso del valore del tempo, un concetto prezioso che ai bambini dovrebbe essere insegnato. Abbiamo anche detto che la qualità del tempo trascorso insieme conta, ma anche la quantità non si può trascurare. Oggi invece abbozziamo una riflessione sul significato del tempo, su come esso andrebbe vissuto

Insegniamo che il tempo si vive, non si sfrutta

Il tempo lavorato

Questo è un tema che dobbiamo comprendere come persone e come educatori prima di poterne parlare ai bambini. Dobbiamo lavorare su noi stessi. Tutti tendiamo a considerare il tempo come una merce, come necessario a produrre qualcosa, a guadagnare un salario, a raggiungere un obiettivo. 

Una visione fantastica, se non fosse che il nostro obiettivo è educare alla felicità. Insegnare attivamente a seguire i propri interessi ma soprattutto a vivere in modo positivo la propria vita e gli eventi di cui è costellata. Affermare che “il tempo è denaro” prevede l’accumulare qualcosa, i soldi, attraverso il lavoro, che poi si dovranno spendere. Questo vuol dire fare un sacrificio in vista della gioia futura, che però non può durare: ottenuta una certa quantità di denaro se ne vorrà di più, in un circolo all’infinito.

E il tempo vissuto

La nostra vita è un insieme non infinito di istanti. Potremmo definirne la durata, che non è mai infinita. Collezionare quanti più attimi gioiosi può considerarsi l’esercizio del viver bene. Vivere con pienezza quanti più minuti possibili della nostra esistenza, con la consapevolezza dell’uso che si fa del tempo, è un fondamentale della vita felice.

Tutti noi viviamo immersi nel qui e ora, nell’attimo presente che una volta passato non tornerà indietro. Certo, la nostra memoria può rielaborare il passato e cambiarne la percezione e il significato (cfr. ottimismo mnemonico), tuttavia fantasticare e rimuginare non sono certo le chiavi della felicità. E’ a questo istante che dobbiamo dare valore, così come dobbiamo insegnare ai bambini la sua importanza.

Mi piace quel che sto facendo, qualunque cosa essa sia. A prescindere dal risultato

Tramutiamo la riflessione teorica sul valore del tempo in uno spunto pratico: se dobbiamo vivere l’istante presente con pienezza e gioia, cosa dobbiamo insegnare, ma soprattutto imparare?

Sicuramente, a farci piacere quel che facciamo, a non pensare che sia un’imposizione, che sia necessario, che così stanno le cose ma in futuro speriamo meglio. No: mi piace quel che faccio, qualunque cosa io stia facendo. Non impieghiamo ore per guadagnare, ma per divertirci. E, se per vivere dobbiamo comunque fare cassa, questo non dovrebbe inficiare la qualità del tempo speso lavorando.

Come farlo? La sfida è aperta. Dovremo studiare una “didattica del tempo” in grado di far comprendere al bambino, che ancora non è un filosofo e un logico fatto e finito, quanto sia importante saper apprezzare ogni istante.