TEMPO PIENO IN TUTTE LE SCUOLE PRIMARIE

L’idea di estendere il tempo pieno a tutte le scuole elementari del paese è una battaglia che il Movimento 5 Stelle avanza da tempo e che recentemente, ha trovato l’approvazione della commissione Cultura della Camera. La proposta, presentata dall’onorevole Maria Marzana (M5S), è attualmente al vaglio della commissione Bilancio, per valutarne meglio costi e modalità.

L’idea di fondo è quella di generalizzare il tempo pieno e di estenderlo, gradualmente, alla totalità delle classi italiane. Attualmente in Italia usufruiscono del tempo pieno il 40 per cento dei bambini da 6 a 11 anni, con grandi disomogeneità e differenze da regione a regione, numeri che negli ultimi anni hanno registrato un aumento continuo.

Sono molti i dubbi dei genitori: principalmente, legati all’idea che trascorrere 8 ore a scuola equivalga ad una tortura inflitta ai bambini o a quella secondo cui il tempo pieno toglierebbe spazio al gioco e alle attività extra-curricolari, come quelle sportive. Queste posizioni sono tutt’altro che infondate: il tempo pieno necessita infatti di una pianificazione particolarmente attenta, per evitare che il pomeriggio sia un momento di sbando. È importante concentrare nelle ore pomeridiane le attività ludico-sportive e infine quelle laboratoriali. Riletta in questa chiave, la scuola potrebbe rilanciare se stessa come luogo di aggregazione, come centro culturale con una proposta molto più ampia delle semplici “lezioni”. Per molte ragazze e molti ragazzi, che a casa trascorrono ore davanti a uno schermo, aumentare le ore trascorse a scuola potrebbe significare la salvezza.

Rimane un unico, grande dilemma: perché ci muoviamo controcorrente rispetto a paesi come la Finlandia o la Corea, che hanno da tempo rinunciato al tempo pieno nei loro cicli di istruzione primaria (e che, nonostante questo, sono eccellenze educative mondiali)? Esiste una risposta pedagogica a questa direzione?