Le mini-storie: Teresina la cagnolina

Teresina era una cagnolina felice. Passava le sue giornate in un paese incantato, pieno di nuvole azzurre che sembravano zucchero filato, con grandi distese dove correre a perdifiato tra erbe e fiori multi colori. Un posto fatto solo di cielo, così vicino alle stelle da poterci accostare il suo buffo musetto per annusarle.

Da quando il suo viaggio, partito dalla Terra per arrivare in quel posto incantato, era giunto a termine, lei passava le giornate correndo, scodinzolando e parlando con gli altri cagnolini che erano con lei. Una sola cosa le mancava, pur felice in quel luogo magico e giocoso: senza le carezze della sua padroncina Giuditta, si sentiva un po’ sola.

Prima di partire per il paese delle nuvole azzurre, passava le giornate accanto a lei, a guardarla dipingere. Ore e ore accucciata buona buona ai suoi piedi, mentre l’amica pittrice, pennelli alla mano, creava mondi incantati sulla tela. Nel separarsi, salutandola glielo aveva spiegato che era soltanto un arrivederci: iniziava lei, la cagnolina Teresina, quel viaggio, perchè amava l’esplorazione.

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Ma poi col tempo anche Giuditta l’avrebbe raggiunta, per continuare a dipingere con i colori del cielo. Ma Giuditta, chiusa nel suo dolore, quelle parole non era riuscita a comprenderle e, senza la sua Teresina, era persa. I colori sulla tavolozza si stavano asciugando e le tele restavano bianche. La cagnolina, che da lassù Giuditta la vedeva bene, si tormentava perchè non sapeva come fare a dirle di non preoccuparsi e che stava bene.

Finchè un giorno, vedendola cosí agitata, le si avvicinó la stellina Sbrilluccica. “Non preoccuparti Teresina, le disse, possiamo provare a parlare a Giuditta”. “Come?” “Faremo scendere tanta pioggia piena di medicina scaldacuore e poi spunterà il sole e tornerà l’arcobaleno. Se Giuditta riuscirà a vederlo, sono certa che capirà”.

Teresina perplessa decise di provare. Ci furono un po’ di temporali, qualche arcobaleno, ma nulla. Giuditta stava chiusa in casa al buio, di colori non ne voleva vedere. Finchè la medicina scaldacuore, passato il giusto tempo, fece effetto. Non che avesse tanta voglia di aprire le finestre, ma Giuditta avvertiva come una vocina dentro di sè. Era la voce di Teresina:”Apri la finestra Giuditta, guarda fuori!”. Riusciva a sentire le sue parole! E la pittrice si alzò e spalancò le serrande.

Fu cosí che lo vide: il più grande e vivido arcobaleno della sua vita. Un ponte, più che un arcobaleno, a congiungere cielo e terra. Allora andó veloce nel suo studio e inizió rapida a tracciare segni sulla tela da tempo abbandonata. Finchè, dopo ore di lavoro, guardó il quadro: c’era Teresina in mezzo alle nuvole di zucchero filato, c’era lei sporca di colori nel suo studio, e c’era un bellissimo arcobaleno che le univa. Aveva capito: Teresina le aveva indicato la strada che aveva percorso e che un giorno, anche lei, nel suo viaggio, avrebbe intrapreso. Nulla più, ora che sapeva il segreto dell’arcobaleno, poteva separarle.