Uguaglianza e diversità a scuola, magari in divisa

Editor’ s Review: il parere di un editor sul mondo che lo circonda; con ironia e un po’ di cattiveria.

Oggi parliamo di scuola e uguaglianza.

E’ giusto che la scuola diventi un baluardo dell’uguaglianza, attraverso misure come l’introduzione di una divisa o di un grembiule? E’ giusta un’ordinanza che vieti di festeggiare a scuola con alimentari per evitare che ha meno sia tagliati fuori da questi festeggiamenti?
Per cominciare, questa critica prende le mosse da un bell’articolo che mi è arrivato oggi, dal titolo “No alle festicciole a scuola, la circolare per bimbi uguali e sicuri”.
L’autrice critica la circolare del titolo, sostenendo l’importanza – o quantomeno la naturalezza – per i bimbi di imparare a confrontarsi con la diversità. Il discorso parrebbe ragionevole, se non fosse per una domanda, che mi ha inquietato non poco e che vorrei scolpire nella mente di chi mi legge:

Perché i nuovi piccoli  non possono sopravvivere alla naturale giungla della diversità? Qual è il perché dellasvolta ossessivo-apprensiva dei genitori e delle autorità scolastiche in generale?

bambini-diversi
Questa l’ho presa dall’articolo di cui parlavo!

Riprenderò la metafora della giungla: ricchi e poveri ci sono sempre stati. Tuttavia, quando a scuola andavamo noi, la situazione delle famiglie era tutto sommato positiva. Certo, in questa giungla, invidierei un pochino il compare con una super-carabina di ultima generazione, ma finché ho una vecchia doppietta me la posso cavare anche da solo.
Ad oggi, anni di crisi economica e culturale hanno distrutto quel terreno familiare su cui ci muovevamo. Non si parla più di carabine o doppiette, qui si parla di famiglie che nella giungla devono entrare a mani nude.
E’ naturale – psicologicamente parlando – che tentino di evitare un simile divario.
Ed è naturale che l’autorità scolastica tuteli queste famiglie e questi bambini.

Se volessimo dire che la nostra società ha assunto a valori fondativi una serie di status symbol e stili di vita quantomeno demenziali, è un altro paio di maniche. E’ ovvio che se mamma e papà sognano una Ferrari o una villa a quattro piani mentre vivono in un monolocale e si spostano con una vecchia utilitaria saranno i primi ad insinuare nei figli il disagio della diversità. Su questo piano, concordo, occorerebbe una rieducazione ai valori e alla vita. Che però ha poco a che vedere con la circolare in questione.

Non è istituendo una festa mensile per tutti i bambini della classe che insegneremo loro il rispetto reciproco, non è nascondendogli la condizione economica del vicino di banco che imparerà ad accettarela propria, non è livellando le differenze che scopriranno come ci si sente uniti.

La divisa non livella le differenze; la divisa “lascia fuori” dalla scuola le differenze. Su questo mi piacerebbe dibattere. Avere tutti lo stesso grembiule non vuol dire che il figlio del disoccupato diverrà magicamente uguale alla figlia del ricco imprenditore. Invece, vuol dire che tra le mura della scuola si studia, si impara, si gioca. E a studiare non è il miliardario, il ceto medio o il pezzente; a studiare è LO STUDENTE. In questi termini, la divisa educa non all’uguaglianza, bensì al contrario: alla diversità tra tempi e spazi. Nel tempo e nello spazio scuola, si studia, a prescindere da chi siamo e dal nostro conto in banca.

Chiudo; non credo corretto nascondere la diversità, di censo, di cultura, di origine, di genere. La diversità è ricchezza, sempre. Ai bambini andrebbe spiegata nel modo più naturale, ovvero correlandola ai valori che si perseguono.
Tuttavia, vi sono luoghi “diversi”, in cui diversi gradi di diversità si intersecano diversamente da quanto avviene al di fuori di essi. E mi si voglia scusare l’osceno gioco di parole.

l’eliminazione delle piccole festicciole nelle scuole non migliorerà la crescita dei vostri figli,

D’accordissimo. Mai parole furono più azzeccate; su questo l’autrice dell’articolo ha il mio appoggio più pieno. Giusto per concludere con dolcezza.